
satelliti Boeing
La corsa allo spazio entra in una nuova fase con l’annuncio di Boeing, che ha svelato un sistema per costruire satelliti in tempi dimezzati. Al centro c’è la stampa 3D, applicata a componenti chiave come i pannelli solari.
Pannelli solari più rapidi da assemblare
La novità riguarda i substrati dei pannelli solari, ripensati per essere prodotti come un unico pezzo stampato in 3D. In passato la stessa struttura richiedeva decine di elementi separati e lunghi processi di montaggio. Ora, all’interno del singolo pannello, trovano posto già stampati i canali per i cablaggi, i punti di fissaggio e le aree rinforzate. Questo riduce drasticamente i passaggi di assemblaggio e consente di montare direttamente le celle solari ad alta efficienza realizzate da Spectrolab, società controllata da Boeing.
Il processo non si limita alla stampa. Grazie a robot e sistemi di controllo automatizzati, Spectrolab riduce gli errori e assicura uniformità tra i prodotti. Più pannelli possono essere costruiti in parallelo, mentre le celle vengono prodotte in contemporanea. In questo modo, l’azienda prevede una riduzione del 50% nei tempi di consegna.
Il primo banco di prova
Il debutto operativo arriverà con una costellazione di piccoli satelliti progettata da Millennium Space Systems, anch’essa parte del gruppo Boeing. Una volta validata la tecnologia, i pannelli potrebbero equipaggiare piattaforme di fascia superiore, comprese le note Boeing 702 usate per telecomunicazioni e missioni governative. La stampa 3D non è una novità assoluta per Boeing. Più di 150.000 componenti additivi sono già in uso nei suoi programmi aerospaziali. Ogni satellite della serie Wideband Global SATCOM, ad esempio, include oltre 1.000 parti stampate in 3D. L’obiettivo ora è ampliare la scala, applicando la stessa logica a strutture più complesse e cruciali.
Design più leggeri e flessibili
Per Boeing, la manifattura additiva non serve solo a ridurre tempi e costi, ma anche a sperimentare design impossibili con le tecniche tradizionali. Secondo Melissa Orme, vicepresidente per Materiali e Strutture, l’uso di materiali qualificati e un approccio completamente digitale permette di alleggerire i satelliti e di introdurre soluzioni finora impraticabili.
