Un numero che lascia un secondo pietrificati (in senso buono): 5.479 chilometri in 24 ore. La Mercedes-AMG GT XX ha stabilito un traguardo che resterà inciso nella storia. Sul circuito di Nardò ha percorso oltre 40.000 km in soli otto giorni, mantenendo una velocità media di 300 km/h. Le soste erano brevissime, limitate alla ricarica, e la costanza della prestazione ha dimostrato ciò che molti ritenevano irrealizzabile. Come può un’auto elettrica spingersi così lontano senza perdere potenza? Dietro questa maratona si nasconde un lavoro di ingegneria radicale. La GT XX è stata concepita come un laboratorio mobile, capace di resistere a condizioni che mettono in crisi qualsiasi meccanismo. Ogni dettaglio è stato studiato per mantenere il powertrain in un equilibrio perfetto, tra raffreddamento, aerodinamica e software.
Raffreddamento, intelligenza software, visione aumentata e molto altro per una Mercedes unica
La gestione termica è stata il vero segreto. La Mercedes GT XX utilizza un’architettura a immersione in olio, abbinata a un raffreddamento a liquido con 40 litri di fluido. Al centro di tutto si trova il Central Coolant Hub, una unità compatta che sostituisce tubi e pompe separati, alleggerendo peso e coordinando il calore tra batteria, motori ed elettronica. Sotto la Mercedes troviamo una piastra passiva derivata dalla Vision EQXX riduce il carico sul radiatore e ottimizza l’aerodinamica. Così anche a velocità elevate il sistema rimane chiuso, migliorando l’efficienza. La batteria da 114 kWh, sviluppata con il reparto Formula 1 di Brixworth, lavora a 800 volt e supporta potenze di ricarica tra 850 e 900 kW. Si parla di picchi fino a 1.000 ampere con connettore CCS standard. Ogni sosta di pochi minuti aggiungeva circa 400 km di autonomia.
Il sistema operativo? MB.OS ha orchestrato ogni funzione. La batteria della Mercedes è stata poi monitorata con sensori virtuali, creati da simulazioni termiche su celle modificate. Questo metodo ha permesso di prevedere reazioni interne con precisione straordinaria. Tutti i dati scorrevano attraverso MB.log, piattaforma sviluppata con Microsoft e integrata nel cloud, un vero “nervo digitale” in grado di adattarsi a vento, temperatura e usura degli pneumatici. Dentro l’abitacolo invece? La Mercedes ha due display da 10,25” e 14” che danno ogni informazione essenziale, mentre LED sul volante guidavano il pilota. A rendere tutto ancora più avveniristico, un casco con visiera AR sviluppato con Aegis Rider proiettava velocità, stato della batteria e segnali cromatici direttamente davanti agli occhi. Con l’app “ThrillAR” su Apple Vision Pro sarà persino possibile rivivere il giro finale del record, come seduti al volante della Mercedes GT XX.
