In poco più di due anni di vita, FieldAI è riuscita a catturare l’attenzione dei giganti della tecnologia e della finanza, al punto da raccogliere 405 milioni di dollari e spingersi verso una valutazione da 2 miliardi. Numeri che impressionano, certo, ma ciò che incuriosisce ancora di più è l’idea che li sostiene: un “cervello universale” per robot, capace di adattarsi a diversi scenari senza bisogno di mappe o GPS. Una sorta di intelligenza autonoma che non si limita a eseguire ordini, ma sa muoversi e prendere decisioni anche in ambienti imprevedibili.
FieldAI: il “cervello universale” che insegna ai robot a muoversi senza mappe
L’elemento innovativo sta nei cosiddetti Field Foundation Models, costruiti non a partire da architetture pensate per il linguaggio o la visione artificiale, ma con un approccio “physics-first”, ossia modellando direttamente le dinamiche del mondo reale. È questo che permette ai robot di FieldAI di affrontare l’incertezza e di ridurre i rischi, qualità fondamentali per chi deve operare in cantieri, fabbriche o spazi urbani caotici.
La vera forza di questa tecnologia, però, è la sua flessibilità. Lo stesso modello può essere installato su robot dalle forme e dalle funzioni più diverse: umanoidi, veicoli a ruote, quadrupedi o macchine destinate a operare su larga scala. Questo significa che un unico “cervello” può apprendere in un contesto e trasferire subito le sue competenze in un altro, riducendo tempi e costi di implementazione per le aziende.
Non sorprende quindi che colossi come Nvidia, la famiglia Bezos, Intel e Samsung abbiano deciso di scommettere su questa realtà, insieme a Bill Gates, già tra i primi sostenitori. Dopotutto, il momento è favorevole: la carenza di manodopera, unita alla necessità di sicurezza ed efficienza, sta spingendo sempre più imprese a investire nell’autonomia delle macchine.
I robot di FieldAI, già attivi tra Giappone, Europa e Stati Uniti, hanno accumulato migliaia di ore di lavoro in scenari complessi, dimostrando di sapersela cavare sul campo. L’azienda ha superato le cento assunzioni e punta a raddoppiare il personale entro la fine dell’anno, mentre i nuovi fondi andranno a rafforzare la ricerca su locomozione e manipolazione.
Guardando all’entusiasmo degli investitori e alla rapidità con cui l’azienda sta crescendo, FieldAI sembra voler diventare uno dei protagonisti assoluti nella corsa globale alla robotica autonoma.
