Il gigante gassoso ha sorpreso di nuovo gli scienziati. Il punto di partenza sono i dati inviati dalla sonda Juno, che dal 2016 percorre un’orbita ellittica intorno a Giove. Grazie a quest’ultimi un gruppo di ricercatori ha scoperto un fenomeno mai documentato. Si tratta di una particolare onda di plasma che prende forma nelle aurore del pianeta. Ciò amplia, in modo significativo, la comprensione dei processi che avvengono nelle regioni più estreme dei campi magnetici planetari. Se sulla Terra le aurore sono ormai un evento ben conosciuto, su Giove la situazione è diversa. Le particelle cariche che si muovono lungo le linee di forza del campo magnetico non producono giochi di luce visibili. Ma generano intense emissioni in bande di radiazione che l’occhio umano non può percepire. Per rivelarle servono strumenti capaci di catturare ultravioletti e infrarossi. Come quelli di cui è dotata Juno.
Novità riguardo le aurore polari su Giove
È stato grazie a tali osservazioni che il team dell’Università del Minnesota ha individuato un’onda plasmatica insolita. Essa si presenta inizialmente come una classica onda di Alfvén, già nota alla fisica dello spazio. Ma evolve in un modo inaspettato trasformandosi in un’onda di tipo Langmuir. Nessuno aveva mai registrato una simile transizione.
Il plasma, definito il quarto stato della materia, è una miscela di particelle elettricamente cariche. Le quali reagiscono ai campi magnetici. Sulla Terra i suoi comportamenti sono stati ampiamente studiati. Ma Giove offre un contesto molto diverso e più estremo. Il pianeta possiede, infatti, il campo magnetico più potente dell’intero Sistema solare. Tanto da superare in intensità quello terrestre. Nei pressi dei poli gioviani, dove la sonda ha effettuato le misurazioni, il plasma è estremamente rarefatto. Qui le frequenze delle onde si abbassano a valori mai osservati vicino al nostro pianeta.
Le aurore su Giove si distinguono quindi non solo per l’energia in gioco, ma anche per la loro morfologia. Invece delle delicate arcate e fasce luminose che colorano i cieli polari terrestri, su Giove si formano strutture concentrate e caotiche. Alimentate da un flusso diretto di particelle nelle calotte polari. Tale comportamento non solo arricchisce la conoscenza del pianeta, ma suggerisce che dinamiche simili possano verificarsi anche altrove.
Studiare come il plasma interagisce con il magnetismo di Giove permette anche di riflettere su questioni che riguardano da vicino la Terra. I campi magnetici sono, infatti, uno scudo fondamentale contro le radiazioni cosmiche. Comprenderne il funzionamento in condizioni estreme, dunque, può fornire indizi utili anche per la protezione del nostro pianeta.
