Negli ultimi giorni, molti utenti WhatsApp hanno ricevuto un messaggio allarmante. Questo invita ad attivare la cosiddetta “Privacy avanzata della chat” per impedire all’intelligenza artificiale di accedere ai messaggi. Si tratta però di una notizia completamente falsa. Che sfrutta una funzione reale dell’app ma le attribuisce scopi errati. WhatsApp, anche dopo l’integrazione delle tecnologie IA di Meta, continua a garantire la riservatezza delle conversazioni. Questo tramite la crittografia end-to-end.
A cosa serve davvero la funzione “Privacy avanzata della chat”
Secondo il messaggio, attivare questa funzione proteggerebbe i contenuti delle chat dall’accesso dell’IA, impedendo letture automatiche, memorizzazioni o raccolta di dati sensibili. Ma non è così. Meta AI, o qualsiasi altra intelligenza artificiale integrata nel mondo WhatsApp, non ha la possibilità tecnica di accedere ai messaggi privati. Le chiavi crittografiche rimangono archiviate esclusivamente sui dispositivi degli utenti. E soprattutto non vengono condivise con server esterni o algoritmi di terze parti. Anche funzioni come il riepilogo dei messaggi — per ora non disponibile in Italia — utilizzano tecnologie di elaborazione privata. I Private Processing evitano la condivisione dei dati con i server centrali.
La confusione nasce dal fatto che la funzione menzionata nel messaggio virale esiste realmente, ma con uno scopo ben diverso. Si può trovare aprendo una chat qualsiasi (individuale o di gruppo), accedendo alle impostazioni della conversazione e scorrendo fino all’opzione “Privacy avanzata della chat”. Attivandola, si limita la possibilità di esportare la chat, si impedisce il salvataggio automatico dei media sul dispositivo e si disattivano le funzioni IA (come le menzioni a @MetaAI, dove disponibili).
Tuttavia, nessuna di queste azioni ha effetto sulla crittografia né serve a “bloccare” l’IA dall’accedere ai messaggi, perché quell’accesso semplicemente non esiste. Si tratta di una nuova variante delle classiche “catene di Sant’Antonio”, che spesso sfruttano la scarsa conoscenza tecnica degli utenti per diffondere falsità. Se ricevete un messaggio simile, ignoratelo e — se possibile — informate chi ve lo ha inviato.
