Al Kennedy Space Center in Florida hanno avuto inizio le prove dell’equipaggio che si prepara a un’impresa storica. Gli astronauti scelti per la missione Artemis 2 hanno trascorso ore di addestramento immersi in una simulazione notturna che li ha messi di fronte a imprevisti e procedure d’emergenza. Si tratta di un passaggio cruciale verso il decollo atteso tra febbraio e aprile del 2026. Quando saliranno davvero a bordo della capsula Orion, Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen formeranno l’equipaggio del primo volo abitato del programma Artemis. Destinato a girare attorno alla Luna e rientrare sulla Terra seguendo una traiettoria di “free-return”. Progettata per garantire il ritorno sicuro anche in caso di problemi al motore.
Nuova missione Artemis 2: ecco i dettagli dell’addestramento
Gli astronauti hanno rivissuto, passo dopo passo, la giornata di un decollo reale. Con indosso le tute arancioni, hanno seguito il percorso che dal Neil Armstrong Operations and Checkout Building conduce fino alla rampa di lancio 39B. Lungo la strada, hanno sperimentato l’eventualità di un “launch scrub”, ossia l’annullamento improvviso della partenza. Con il conseguente ritorno alla base. Tempi, distanze e coordinamento sono stati monitorati al minuto, perché in una vera emergenza ogni dettaglio diventa decisivo.
Non meno intensa è stata la sessione dedicata ai cestelli di fuga. I contenitori che, agganciati a robuste funi d’acciaio, permettono di scivolare rapidamente giù dalla torre di lancio in caso di pericolo. Entrare ed uscire da tali sistemi in pochi secondi non è un gesto naturale, e proprio per questo gli astronauti hanno ripetuto le manovre nel Vehicle Assembly Building. L’enorme hangar dove prende forma il razzo Space Launch System. Da lì, una volta a terra, i protocolli prevedono l’immediato trasferimento a bordo di mezzi blindati verso aree protette del complesso.
Per la NASA, tali simulazioni hanno un valore che va ben oltre l’allenamento fisico. Servono a rodare le comunicazioni tra equipaggio e squadre di soccorso, a verificare la prontezza dei tempi di reazione, a far emergere criticità nascoste. La scelta di svolgere l’esercitazione di notte aggiunge realismo. Un lancio può avvenire in qualsiasi fascia oraria, e muoversi al buio complica le decisioni, riduce la visibilità, aumenta la pressione psicologica.
