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Google sotto accusa: stime troppo ottimistiche e dati incompleti
La società di Mountain View sottolinea i grandi investimenti in infrastrutture e fonti rinnovabili, sostenendo di aver reso i suoi data center più efficienti che mai. La narrazione proposta da Google descrive Gemini come un modello capace di limitare al minimo l’impatto sul pianeta, in un momento storico in cui il dibattito pubblico è sempre più sensibile alle conseguenze climatiche delle nuove tecnologie.
Dietro le rassicurazioni di Google, però, si nasconde una realtà più complessa. Shaolei Ren, professore associato all’Università della California, ha spiegato che le cifre diffuse dall’azienda sarebbero “parziali e fuorvianti”. In particolare, per il consumo di acqua sarebbe stata calcolata soltanto quella usata per raffreddare i data center, senza considerare l’acqua indiretta necessaria alla produzione di energia elettrica. Una quota che, secondo gli esperti, rappresenta la parte principale.
Anche sulle emissioni emergono critiche. Google utilizza un calcolo “market based”, che tiene conto degli impegni sulle rinnovabili, invece di un metodo “location based”, più legato al mix energetico reale delle aree in cui l’energia viene prodotta. Così, l’impatto complessivo rischia di apparire molto più basso di quanto sia nella realtà. Alex de Vries-Gao, ricercatore della Vrije Universiteit di Amsterdam, ha parlato di una celebrazione che mostra solo “la punta dell’iceberg”.
I dati complessivi sembrano confermare i dubbi. Nel 2024 le emissioni globali di Google sono aumentate dell’11% rispetto al 2023 e del 51% rispetto al 2019. La causa principale resta la crescita vertiginosa dell’intelligenza artificiale. Per questo, molti studiosi avvertono che dietro l’immagine di un Gemini ecologico, resta un impatto ambientale considerevole e sempre in aumento.










