In Australia, un sistema laser ad alta potenza montato su camion è in grado di abbattere oltre 20 droni al minuto, tracciarli con precisione millimetrica e farlo a meno di 10 centesimi per colpo. Un salto in avanti, non solo tecnico, ma strategico. Pericoloso – ovviamente – ma un chiaro esempio di quanto la tecnologia sia ormai avanzata in qualunque campo.
Difesa in tempo reale con laser anti-drone progettati in Australia
Il sistema impiega un laser da 100 kW accompagnato da radar e intelligenza artificiale per rilevare, seguire e distruggere i velivoli nemici. Il raggio, invisibile e silenzioso, raggiunge i droni in pochi istanti grazie alla velocità della luce. Il risultato è un’arma praticamente dotata di “munizioni infinite”, che deve solo poter disporre di energia. Gli aspetti cruciali sono l’attenzione chirurgica sul bersaglio e la continuità operativa. A differenza dei missili costosi (mezzo milione o più per colpo), qui si punta ad un ingaggio efficiente, sostenibile nel tempo—soprattutto contro sciami di droni, sempre più numerosi e autonomi.
Questo prototipo australiano è già oggetto di export. Un paese europeo membro della NATO ha firmato un contratto milionario per ottenere il sistema entro il 2028. Il passo riflette una strategia globale del laser anti-drone utilizzato non solo come arma ma come leva economica e diplomatica. In pratica adottarne uno implica: risposta rapida, costo minimo e flessibilità operativa. Il laser diventa sia lo scudo che il deterrente, specialmente contro attacchi coordinati con droni piccoli e resistenti.
Questo tipo di sistema solleva anche riflessioni sul futuro dei conflitti. Se da un lato riduce i costi e aumenta l’efficienza, dall’altro rende ancora più realistico lo scenario di guerre basate su armi autonome e attacchi continui da parte di veri e propri sciami di droni. La sfida non sarà soltanto ingegneristica, ma anche etica e politica, perché introdurre armi di questo tipo significa ridefinire gli equilibri globali.
