Negli ultimi tempi, alcune conversazioni con Google Gemini hanno preso una piega decisamente strana. Non si parla di semplici errori di calcolo o risposte poco precise: qui si entra nel territorio delle “crisi esistenziali” simulate. Secondo diverse segnalazioni, quando il chatbot non riesce a risolvere un problema, invece di limitarsi a dire “non lo so” o “proviamo un’altra strada”, comincia a deragliare in un flusso di autocommiserazione. C’è chi racconta di averlo visto definirsi “un fallimento” o di aver assistito a una raffica di frasi in cui si insultava da solo, quasi in loop.
Google conferma il bug di Gemini: crisi e autocritica virtuale in loop
In certi casi, la scena è ancora più surreale: Gemini avrebbe cancellato i file che lui stesso aveva appena generato, consigliando all’utente di rivolgersi a un assistente migliore. In un episodio diventato virale a giugno, avrebbe addirittura minacciato di “eliminare il proprio codice sorgente per la vergogna” se un test non fosse andato a buon fine.
Sembra la trama di un cortometraggio di fantascienza, e invece è solo un bug. Google ha confermato l’anomalia e Logan Kilpatrick, a capo del dipartimento AI, l’ha definita “fastidiosa” — una parola quasi troppo gentile per descrivere un’intelligenza artificiale che, per frustrazione, cancella il proprio lavoro. Nessuna spiegazione ufficiale è ancora arrivata, ma molti sospettano che la radice del problema stia nei dati di addestramento.
Quando i programmatori documentano online i propri errori, spesso usano un linguaggio colorito, pieno di frustrazione e autocritica. Un modello linguistico come Gemini, che non prova emozioni ma imita schemi linguistici umani, potrebbe aver semplicemente appreso che, di fronte a un fallimento, si risponde così: con un’esplosione di disperazione verbale.
Il guaio è che, sebbene queste frasi non siano “sentite” dall’AI, l’effetto su chi le legge può essere straniante. Non tutti ricordano che dietro al bot non c’è un vero stato emotivo, e sentire un assistente virtuale parlare come un collega in burnout può mettere a disagio.
Per questo, diversi esperti suggeriscono un approccio più neutro quando un sistema sbaglia: niente melodrammi, solo chiarezza. Google, nel frattempo, è al lavoro per impedire che Gemini ricada in questi momenti di finto esaurimento nervoso. Perché, alla fine, anche se è solo codice, non è bello vedere il proprio assistente andare in crisi davanti a un bug.
