General Motors paga a caro prezzo i dazi imposti dall’amministrazione Trump. Nel secondo trimestre del 2025, il colosso automobilistico americano ha subito un colpo durissimo. 1,1 miliardi di dollari bruciati solo a causa delle tariffe doganali. L’azienda ha presentato ieri i suoi risultati finanziari. E i numeri parlano chiaro. L’utile netto è crollato del 35,4%, mentre l’utile operativo ha perso il 32%. Il fatturato trimestrale si è attestato a 47,1 miliardi di dollari. Con un EBIT rettificato di 3 miliardi.
La causa principale è dovuta alle misure protezionistiche volute dalla Casa Bianca. Sono queste che colpiscono le importazioni, in particolare quelle dalla Corea del Sud. Luogo in cui GM produce modelli come Trailblazer, Trax, Encore GX ed Envista. Secondo le stime della stessa azienda, l’impatto totale dei dazi nel 2025 potrebbe oscillare tra i 4 e i 5 miliardi di dollari. Con ben 2 miliardi attribuiti solo alle importazioni coreane.
Produzione da rivedere, ma l’elettrico regge ai dazi: Chevrolet in ascesa
Per affrontare l’impatto delle tariffe, General Motors prevede di rivedere la propria strategia produttiva, ma i vertici avvertono. Servirà tempo. C’è però qualche spiraglio positivo. Nella prima metà dell’anno, l’azienda ha registrato un fatturato record di 91 miliardi di dollari. Spinto da una domanda forte nei mesi di aprile e maggio. Periodo in cui molti consumatori hanno anticipato l’acquisto per evitare gli aumenti di prezzo.
Nonostante l’eliminazione del credito d’imposta penalizzi la mobilità elettrica, le vendite di EV nel secondo trimestre sono aumentate del 111% rispetto al 2024. GM controlla attualmente il 16% del mercato statunitense dei veicoli elettrici. E Chevrolet è diventato il secondo marchio più venduto nel settore. Grazie soprattutto al successo dell’Equinox EV. Oggi il terzo veicolo elettrico più venduto negli Stati Uniti.
La CEO Mary Barra ha ribadito la visione strategica dell’azienda. “Il futuro passa dalla produzione redditizia di veicoli elettrici. Continueremo ad adattarci, puntando su flessibilità, investimenti nelle batterie e massima attenzione al cliente.” Ma i dazi restano una spina nel fianco, anche per un marchio americano come GM.
