Il Ministero della Cultura è al centro di una tempesta destinata a fare discutere a lungo. Una bozza del nuovo tariffario SIAE sui compensi per copia privata è attualmente in consultazione pubblica, e tra le novità emergono alcuni aumenti sensibili su molti dispositivi tecnologici. Smartphone, computer, hard disk e persino smartwatch saranno coinvolti in un rincaro che, secondo le stime, potrebbe arrivare fino al 40%. La vera rivoluzione, però, riguarda il cloud. In quanto, per la prima volta, i servizi di archiviazione online saranno soggetti a un contributo economico.
Cloud e SIAE: un precedente che fa discutere
Il compenso per copia privata è una somma che i consumatori pagano, spesso senza saperlo, ogni volta che acquistano un dispositivo in grado di registrare contenuti. I produttori e importatori versano questo contributo alla SIAE, che lo redistribuisce a autori, editori e altri titolari di diritti. L’idea è quella di compensare le perdite derivanti dalla possibilità che l’utente effettui copie private di opere legittimamente possedute. Una logica pensata decenni fa, quando masterizzare CD e duplicare film era la norma, ma che oggi, nell’era dello streaming, non è più valida.
La novità più discussa riguarda l’inclusione dei servizi di cloud storage. La bozza ministeriale propone una tariffa pari a 0,0003 euro per GB al mese, con un tetto massimo di 2,40€ per utente. Anche se l’importo sembra modesto, l’effetto su larga scala potrebbe essere considerevole. Le polemiche però non si limitano solo all’entità dell’ aumento, ma si estendono anche alla sua applicabilità concreta. Ci si domanda infatti come tassare servizi esteri, ma soprattutto come tutto ciò influenzerà l’accesso ai piani gratuiti offerti dalle grandi piattaforme digitali?
La proposta arriva dal Comitato Consultivo per il Diritto d’Autore, ma né i produttori di hardware né le associazioni dei consumatori siedono al tavolo. Per gli smartphone, il compenso potrebbe passare da 6,90 a 9,11€ per i modelli da 1TB. I computer vedrebbero salire la cifra da 5,20 a 6,07€. Non si tratta di cifre trascurabili, soprattutto considerando che su questi importi si applica anche l’IVA. Alla fine, come sempre, sarà il consumatore a pagare.
