Tra tutte le rivoluzioni che potevamo immaginare, quella della farmacia nello spazio forse ci era sfuggita. E invece eccoci qui, a parlare di capsule spaziali che non trasportano astronauti, ma farmaci. Non è fantascienza, è il piano — decisamente concreto — di una startup californiana che si chiama Varda Space Industries. E a quanto pare, c’è chi ci crede davvero: l’azienda ha appena raccolto 173 milioni di euro da investitori di primo livello (tra cui Peter Thiel, tanto per capirci), portando il totale dei finanziamenti a oltre 300 milioni. Roba da far girare la testa… anche a gravità zero.
Non solo razzi: nello spazio si fabbricano anche farmaci ad alta precisione
Sì, perché è proprio lì che vogliono andare: dove la gravità smette di tirare giù tutto quanto. In orbita bassa, a qualche centinaio di chilometri sopra di noi, dove le leggi della fisica funzionano in modo leggermente diverso e, a quanto pare, molto meglio per certi tipi di produzione farmaceutica. I cristalli dei principi attivi, per esempio, crescono più ordinati, più puri, più stabili. In parole povere, funzionano meglio. È già successo con alcuni esperimenti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e Varda ha deciso di non aspettare che la NASA faccia tutto il lavoro: loro mandano in orbita le proprie capsule, processano il materiale, e poi lo riportano giù.
Durante la loro prima missione, W-1, sono riusciti a coltivare cristalli di ritonavir, un farmaco usato per combattere l’HIV. Non male come inizio. E la cosa interessante è che non stiamo parlando di un progetto lontano nel tempo. Al momento hanno già lanciato tre missioni e una quarta è in corso, mentre la quinta è prevista entro la fine dell’anno. Ogni capsula è progettata per rientrare con circa 50 chili di principio attivo — un quantitativo che può bastare a coprire la produzione trimestrale di alcuni medicinali.
Dietro tutto questo c’è un mix di ingegneria spaziale e visione imprenditoriale: Delian Asparouhov, il cofondatore, e Will Bruey, ex SpaceX, stanno scommettendo su un futuro in cui produrre medicine nello spazio sarà non solo possibile, ma forse anche necessario. E con i nuovi laboratori a El Segundo pronti a perfezionare ogni singolo cristallo, la sensazione è che questa corsa spaziale, stavolta, abbia qualcosa di molto concreto da offrire a chi resta con i piedi per terra.
