C’è qualcosa di quasi poetico – e un po’ sconvolgente – nel vedere qualcuno muovere una mano solo con la forza del pensiero. Non una scena da film, non un esperimento in un laboratorio hollywoodiano, ma qualcosa che sta accadendo davvero, adesso, in Cina. Stiamo parlando di persone paralizzate che riescono di nuovo ad afferrare una tazza, a portarsi il cucchiaio alla bocca, a interagire col mondo. E tutto questo grazie a una nuova ondata di tecnologie che sembrano uscite da un futuro che, a quanto pare, è già qui.
I test cinesi che stanno riscrivendo la mobilità
Finora ci eravamo abituati ad associare i chip neurali a Elon Musk e ai suoi annunci da prima pagina. Ma mentre l’Occidente annuncia, la Cina sperimenta. Sotto la spinta di un’enorme strategia governativa, il paese sta scommettendo su una nuova generazione di interfacce cervello-computer, investendo in startup che fino a pochi anni fa erano praticamente sconosciute. E adesso, stanno facendo parlare il mondo intero.
Uno dei casi più discussi riguarda un uomo privo di arti che, grazie a un impianto neurale sottilissimo, ha potuto usare il pensiero per giocare a scacchi su un computer. Sessantaquattro sensori, ognuno più sottile di un capello, infilati direttamente nella corteccia cerebrale: non è una trama distopica, è la realtà di un trial clinico a Shanghai. Ma non serve per forza arrivare al cervello: ci sono anche soluzioni meno invasive, come quella che ha permesso a un altro paziente paralizzato di tornare a muovere la mano usando una semplice interfaccia collegata a un guanto.
E se tutto questo non bastasse, a luglio 2024 una donna è riuscita a controllare una sedia a rotelle e usare i social dopo appena due settimane di adattamento al suo chip neurale. Un altro impianto simile ha permesso a una paziente oncologica di tornare a parlare, in mandarino, a cinquanta parole al minuto. Per chi aveva perso ogni forma di comunicazione, è quasi una rinascita.
Queste storie – che non sono più solo storie – ci stanno dicendo che l’interazione uomo-macchina non è più una frontiera da esplorare: è una porta che si è già aperta. E chi l’ha attraversata per primo, oggi, riesce a fare qualcosa che ieri sembrava impossibile.
