Certe immagini sembrano uscite più da un sogno che da uno spazio profondo. Eppure quella catturata di recente dalla sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea arriva proprio da là, dal cuore silenzioso di Marte. E non ha nulla del solito paesaggio rosso e polveroso che siamo abituati ad associare al pianeta: in questa fotografia, i colori si mescolano in vortici viola, ocra, ruggine, arancio. Un caos cromatico bellissimo, quasi pittorico, che sembra dipinto a mano più che fotografato.
Arcadia Planitia: arte naturale e riserve d’acqua marziane
La zona immortalata è Arcadia Planitia, una vasta pianura situata a nord-ovest dei vulcani Tharsis. Una regione che, anche al di là dell’aspetto scenografico, sta facendo parlare molto di sé. Sotto questa superficie così suggestiva, infatti, si pensa ci siano grandi riserve di ghiaccio. E non solo qualche lastra sparsa, ma depositi talmente consistenti da poter servire un futuro avamposto umano. Acqua per bere, coltivare, magari persino per produrre carburante. Non male per un luogo che, da quaggiù, sembra lontano anni luce.
A rendere tutto ancora più affascinante è il fatto che quei colori così vividi, così poco marziani, in realtà raccontano una storia precisa. Le tonalità più fredde, tra il viola e il marrone scuro, indicano una forte presenza di silicati e una bassa quantità di ferro ossidato: è questo che toglie alla zona quel classico “rosso Marte” che di solito domina ogni immagine. Le sfumature più calde, invece, segnano la presenza dei cosiddetti yardang — creste scolpite dal vento, come lame affilate nella roccia. Hanno impiegato secoli a formarsi, limando e scavando il paesaggio centimetro dopo centimetro.
E poi ci sono i dettagli quasi invisibili, quelli che si colgono solo se ci si ferma a guardare davvero. In mezzo a tutta quella terra antica e silenziosa, spuntano quattro piccoli sbuffi bianchi. Sono diavoli di polvere, piccoli mulinelli di vento che si formano quando l’aria calda al suolo sale di colpo, trascinando con sé granelli e sabbia. Li potresti quasi confondere con nuvolette casuali, ma lì non c’è nulla di casuale. Ogni forma racconta un equilibrio delicato.
Nell’angolo dell’immagine, infine, appare un grande cratere dal bordo perfettamente disegnato. Quindici chilometri di diametro, e un impatto che, a giudicare dalla struttura, sembra essere avvenuto in tempi relativamente recenti. Proprio sopra un terreno ricco di ghiaccio. Come a dire: anche i colpi più violenti, su Marte, finiscono per rivelare qualcosa di fragile.
