L’Italia, quando si parla di efficienza energetica, se la gioca piuttosto bene. Siamo quinti in Europa, con consumi contenuti e un’intensità energetica del 16% migliore rispetto alla media dell’Unione. Non è poco, eppure non è abbastanza. Perché mentre noi rallentiamo un po’, altri – come Francia e Germania – accelerano. E non solo in teoria. Investono, tagliano consumi, aggiornano strutture. Risultato? Ci superano.
La sfida italiana tra burocrazia, costi e obiettivi ambiziosi 2030
Secondo l’Energy Efficiency Report 2025 del Politecnico di Milano, la transizione italiana procede, ma a passo corto. Nel 2024 gli investimenti si sono fermati tra i 58 e i 66 miliardi di euro. Sembrano cifre enormi, ma sono in calo rispetto ai 75-85 miliardi del 2023. E se si guarda agli obiettivi europei da qui al 2030, bisognerebbe fare molto di più. Triplicare, per la precisione: 308 miliardi di euro e consumi finali ridotti a 93 Mtep. Facile? No. Possibile? Solo se si cambia marcia, sul serio.
Il problema non è solo tecnico o informativo. Non è che famiglie e imprese non sappiano cosa fare. In realtà, lo sanno benissimo. L’85% delle famiglie ha già fatto almeno un intervento negli ultimi cinque anni, scegliendo spesso soluzioni semplici: infissi nuovi, caldaie più moderne, isolamento base. Il fotovoltaico, invece? Ancora poco diffuso. E non certo per mancanza di voglia, ma per costi troppo alti, burocrazia complicata e un sistema di incentivi che sembra fatto per scoraggiare più che per aiutare.
Le aziende, poi, si muovono a velocità diverse. Paradossalmente, sono le piccole e medie imprese a essere più attive delle grandi. Si arrangiano, sperimentano, fanno il possibile. Ma spesso si fermano a interventi basilari, come l’autoproduzione di energia o l’illuminazione a LED. Manca quasi sempre un monitoraggio vero degli effetti, e la spinta a fare di più – a premiare chi ci prova davvero – non c’è.
Il Superbonus, citato spesso come simbolo del cambiamento, in realtà è stato anche un enorme esempio di squilibrio: 220 miliardi spesi, ma ha riguardato appena il 4% degli immobili italiani. Una goccia nel mare, costata una fortuna.
Come spiega chiaramente Vittorio Chiesa, direttore di Energy & Strategy, oggi il vero nodo è tutto qui: le risorse attuali non bastano. Servono strumenti nuovi, stabili, coordinati. E, soprattutto, servono scelte politiche coraggiose. Perché la transizione non si fa con le buone intenzioni. Si fa con investimenti seri e una visione chiara di dove vogliamo andare.
