C’è qualcosa di paradossale nel fatto che una delle app più usate e amate negli Stati Uniti si trovi, ancora una volta, a un passo dal blackout totale. Eppure, TikTok è lì, in bilico. Sospesa tra pressioni politiche, tensioni internazionali e l’urgenza di una trasformazione tecnica e aziendale senza precedenti. ByteDance, la casa madre cinese, sta correndo contro il tempo per evitare l’irreparabile. La nuova scadenza legale per adeguarsi al Protecting Americans Act è il 17 settembre, ma tutto lascia pensare che i giochi si chiuderanno molto prima.
TikTok americana entro settembre? Tutti i segnali dicono sì
Secondo The Information, l’accordo per cedere le attività statunitensi a un gruppo di investitori “non cinesi” è ormai alle battute finali. Oracle sarebbe pronta a diventare il socio di riferimento. Non una novità assoluta: già nel 2020 l’azienda era entrata in gioco per “americanizzare” TikTok, ma oggi la situazione è diversa. La pressione è bipartisan, il rischio ban concreto, e le trattative molto più avanzate. Sembra che si stia lavorando a una versione separata dell’app, chiamata internamente M2, pensata solo per gli utenti americani. Il debutto è atteso per il 5 settembre e, se tutto andrà secondo i piani, la versione attuale verrà eliminata dagli store digitali entro marzo 2026.
Nel frattempo, Oracle non si limita al ruolo di investitore. Sta rafforzando la sua posizione nel settore pubblico statunitense come partner tecnologico di punta. Un accordo con la General Services Administration ha garantito sconti record – fino al 75% – per tutte le agenzie federali, anche sul cloud. Un colpo da maestro per scalzare rivali come Amazon Web Services e Microsoft Azure, ma anche un segnale evidente di quanto la politica conti in questa partita.
Resta però il nodo diplomatico. Qualsiasi cessione dovrà passare per l’ok del governo cinese, e la tensione tra Pechino e Washington non aiuta. Trump intanto parla di “persone molto ricche” pronte a rilevare la piattaforma. TikTok, dal canto suo, ringrazia il presidente per il sostegno e promette continuità per utenti e aziende. Ma il conto alla rovescia è partito, e stavolta nessuno pare disposto a far finta di nulla.
