Provare ad immaginare una missione spaziale verso Giove o Saturno significa abbandonare i parametri con cui si è abituati a descrivere i pianeti. Chi si trovasse a pilotare un’astronave in discesa attraverso l’atmosfera di uno di tali colossi non troverebbe mai un punto d’approdo solido. Riguardo la loro origine, gli scienziati continuano a confrontare due teorie principali. Una ipotizza che il processo sia partito da un nucleo roccioso che ha poi attratto enormi quantità di gas. L’altra, più recente, propone che intere regioni del disco di materia intorno alla stella abbiano subito un collasso improvviso. Dando così vita ai giganti gassosi in tempi brevissimi. Entrambe le teorie riflettono la complessità e la meraviglia dei processi che regolano la nascita dei pianeti
Giove: non può ospitare degli “ospiti”?
La loro natura, fatta quasi esclusivamente di gas, non prevede una superficie rocciosa su cui posarsi. L’atmosfera, composta in gran parte da idrogeno ed elio, diventa sempre più densa con la profondità. Ciò senza una separazione netta. La professoressa Ravit Helled osserva, infatti, che non è possibile identificare un punto preciso in cui il pianeta “comincia”. L’impresa di penetrare fino al centro di Giove sarebbe un viaggio senza ritorno.
All’esterno, il veicolo incontrerebbe nubi cariche di ammoniaca, e successivamente si troverebbe immerso in pressioni e temperature che superano ogni limite immaginabile. I gas più leggeri si comporterebbero in modo inusuale: l’idrogeno, ad esempio, si trasformerebbe in una forma liquida. Un passaggio reso possibile dall’estrema compressione. Proseguendo nella discesa, anche i materiali più resistenti verrebbero disintegrati dal calore, che in profondità può raggiungere temperature vicine ai 24.000 gradi Celsius.
Oltre alla struttura interna, anche l’attività atmosferica di Giove e Saturno stupisce per la sua intensità. La Grande Macchia Rossa, visibile anche da Terra, è solo la punta dell’iceberg. Nelle regioni più interne si ipotizzano fenomeni sorprendenti. Come la separazione tra elio e idrogeno che genera una pioggia di goccioline di elio. Un processo che influisce anche sulla distribuzione del calore planetario.
