Hai presente quella sensazione strana quando prenoti un volo per pochi euro e ti sembra quasi troppo bello per essere vero? Tipo: Milano–Barcellona andata e ritorno a 29,99 euro. Gioia pura. Poi, però, se ci pensi un attimo in più, ti chiedi come sia possibile che attraversare il cielo costi meno di un biglietto del treno per una città vicina. E lì, puntuale come un jet, arriva la verità: volare inquina parecchio, ma non lo paghiamo davvero per quello che vale, almeno in termini ambientali.
Non è una tassa, è giustizia climatica: il piano europeo che punta al cielo
Il carburante degli aerei, per esempio, non è tassato come quello delle auto. E nessuno ti fa pagare per l’anidride carbonica che il tuo volo scarica in atmosfera. Così succede che volare, anche solo per un weekend al mare, abbia un costo ambientale molto più alto del prezzo indicato sulla schermata di Ryanair. Ma ora qualcuno si sta facendo due conti seri. E ha pensato: e se chiedessimo un piccolo contributo extra ai passeggeri, in base al tipo di volo e alla classe? Non per punire nessuno, ma per usare quei soldi per aiutare chi il cambiamento climatico lo subisce ogni giorno, senza averlo causato.
Un’idea del genere, messa nero su bianco da un gruppo di esperti europei, potrebbe portare a raccogliere qualcosa come 100 miliardi di euro all’anno. Tutto partendo da una manciata di euro in più per biglietto. Si parla di 10 euro sui voli brevi, 30 su quelli più lunghi. Chi viaggia in business o ha un jet privato pagherebbe un po’ di più. Ma diciamocelo: se puoi permetterti la business, un contributo per salvare il pianeta dovrebbe rientrare nel budget.
E la cosa sorprendente è che la maggior parte delle persone sarebbe d’accordo. Secondo alcuni sondaggi, tre quarti degli intervistati in vari paesi pensano che chi vola spesso e ha più risorse economiche dovrebbe dare una mano più concreta. Non si tratta solo di soldi, ma di equità. Chi può, aiuta. Chi ha poco, non viene penalizzato.
Paesi come la Francia, il Kenya e perfino le Barbados stanno già spingendo per introdurre questo tipo di prelievo. Non si parla di rivoluzioni o utopie, ma di scelte concrete, realistiche, perfino semplici. Un piccolo cambiamento nel prezzo del nostro volo che, moltiplicato per milioni di persone, potrebbe diventare una spinta enorme verso un mondo più giusto e più vivibile.
Alla fine, non si tratta di volare di meno, ma di volare meglio. E magari, sapere che quei pochi euro in più servono a finanziare cure mediche, energie rinnovabili o la ricostruzione dopo un’alluvione, rende anche il viaggio un po’ più sensato.
