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Nuovo attacco DDoS: ecco come funziona
L’elemento più insidioso è la natura riflessa di tale minaccia. I dati non venivano inviati direttamente dalla fonte malevola, ma attraverso server intermedi inconsapevoli. Quest’ultimi, infatti, venivano sfruttati per amplificare la potenza dell’assalto. Manipolando gli indirizzi IP e mascherando la vittima come mittente, gli aggressori sono riusciti a deviare enormi quantità di dati verso l’obiettivo finale. Ciò senza mai esporsi direttamente. Tale tecnica, denominata attacco di riflessione e amplificazione, coinvolge servizi apparentemente innocui che vengono trasformati in strumenti di un attacco DDoS devastante.
Dietro tali operazioni si cela un’industria criminale in piena espansione. Quest’ultima è sostenuta da botnet a basso costo e strumenti di attacco facilmente reperibili. Le reti di dispositivi compromessi, tra cui smartphone, router, videocamere, sono reclutate in modo automatico e poi utilizzate come armi. Il modello economico di tali attacchi è fondato sull’estorsione. Le vittime, infatti, spesso impreparate, vengono ricattate affinché paghino per interrompere l’assalto. È un circolo vizioso che, se non affrontato con strumenti adeguati, rischia di mettere in ginocchio anche le infrastrutture digitali più sofisticate. Ecco perché è necessario che si intervenga con interventi diretti ed immediati, al fine di tutelare la sicurezza degli utenti online.









