È un momento piuttosto agitato nel mondo dell’informazione online, e questa volta il protagonista è uno scontro diretto tra un gigante storico del giornalismo e una delle nuove promesse dell’intelligenza artificiale. La BBC, una delle voci più autorevoli e longeve dell’informazione pubblica mondiale, ha deciso di dire basta: ha inviato una diffida ufficiale a Perplexity, una startup AI che negli ultimi mesi ha fatto parlare parecchio di sé. Il motivo? La raccolta non autorizzata dei contenuti della BBC, il cosiddetto “scraping”, un po’ come se qualcuno frugasse nel frigo di casa tua senza bussare e poi si mettesse anche a rivenderne il contenuto.
Il conflitto tra media storici e startup AI: chi guadagna davvero dai contenuti?
Il tono è chiaro: la BBC chiede la cessazione immediata dello scraping, la cancellazione di tutto ciò che è stato già raccolto e, se proprio si vuole continuare a usare i suoi articoli, il riconoscimento economico che spetta di diritto. E non si parla solo di una questione morale. Si parla di soldi, di server che si intasano per l’attività continua di raccolta dati da parte dei chatbot, e soprattutto di visibilità: molte testate hanno visto il loro traffico crollare, perché gli utenti non arrivano più ai siti originali ma si accontentano della sintesi fatta dai bot.
Perplexity, dal canto suo, non ha fatto marcia indietro. Anzi, ha reagito con toni piuttosto duri, accusando la BBC di fare pressioni ingiustificate e di non avere una reale comprensione di come funzioni il web oggi. La startup si è comunque mossa sul fronte degli accordi: ha avviato una forma di revenue sharing con alcune testate come TIME e Der Spiegel, promettendo una fetta delle entrate, fino al 25%. Non è chiaro se la BBC abbia ricevuto un’offerta simile o se punti a una trattativa su altre basi.
Nel frattempo, altri editori stanno cercando di salire sul treno prima che sia troppo tardi: The New York Times si è già mosso con Amazon, mentre The Atlantic e The Washington Post sembrano pronti a scendere a patti pur di non restare indietro. In questo scenario fluido e in costante evoluzione, il punto centrale resta sempre lo stesso: chi produce contenuti deve trovare un modo per essere ricompensato, anche in un mondo dove l’informazione passa sempre più spesso attraverso le macchine.
