Volenti o nolenti, lo smartphone è diventato una vera estensione del nostro corpo. Ma adesso, per gli studenti delle scuole superiori italiane, sarà necessario farne a meno — almeno durante l’orario scolastico. Il 16 giugno, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha diffuso una nuova circolare che estende ufficialmente alle scuole secondarie di secondo grado il divieto già in vigore dal 2024 per medie ed elementari. In parole povere? Niente più telefoni in classe, né per chattare né (e questa è la vera novità) nemmeno per scopi didattici, salvo rare eccezioni.
Basta telefoni a scuola, ma con alternative
Il messaggio del ministro Valditara è piuttosto chiaro: la scuola non può continuare a ignorare l’impatto che un uso eccessivo e disordinato dello smartphone sta avendo sui ragazzi. A preoccuparlo non è solo il calo del rendimento scolastico — più volte evidenziato anche nei report OCSE e OMS — ma una questione ben più ampia che tocca la salute mentale, le relazioni e persino la qualità del sonno degli adolescenti. Non si parla più solo di “distrazione”, ma di vere e proprie dipendenze digitali.
Ciò che rende interessante questa misura, però, è il fatto che non si limita a un semplice “vietato usare il telefono”. La circolare invita le scuole a rivedere i propri regolamenti interni e il patto di corresponsabilità educativa, prevedendo sanzioni, certo, ma anche alternative concrete. Per esempio, resta lecito usare strumenti digitali come PC, tablet o lavagne elettroniche, a patto che siano davvero al servizio della didattica. Allo stesso modo, chi ha un piano educativo personalizzato potrà continuare a utilizzare il cellulare come strumento compensativo. Quindi, più che una crociata contro la tecnologia, sembra un tentativo di ridare contesto e misura al suo utilizzo.
E poi c’è un altro aspetto che vale la pena sottolineare: la circolare non è pensata come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Il Ministero, infatti, non si limita a chiedere regole più severe, ma invita le scuole a diventare spazi educativi in cui imparare anche come stare online. Non a caso si fa riferimento alle Linee guida sull’educazione civica, che includono oggi anche temi come l’uso dell’intelligenza artificiale o la cittadinanza digitale.
Insomma, non è solo una questione di telefoni spenti. È una riflessione molto più ampia su come vogliamo educare i cittadini del domani in un’epoca in cui essere connessi è la norma, non l’eccezione. E forse, insegnare ai ragazzi a disconnettersi ogni tanto, è già un primo passo importante.
