Meta ha ottenuto ancora una vittoria. La Corte superiore di Colonia ha deciso che l’uso dei contenuti pubblici degli utenti per addestrare modelli di intelligenza artificiale non viola il GDPR. Una frase su tutte: “Non esiste un’alternativa ragionevole”. Secondo i giudici, il diritto delle aziende a usare questi dati può pesare quanto quello degli individui a proteggerli. Era stata un’associazione di consumatori a muovere l’accusa. Aveva sostenuto che Meta trattasse anche dati sensibili senza valide eccezioni. I giudici, invece, hanno ritenuto le misure adottate da Meta “sufficienti”. Tra queste: deidentificazione, tokenizzazione, sicurezza e possibilità di opposizione.
Meta, dunque, non ha varcato alcun limite invalicabile. È un passaggio che riscrive il modo in cui si guarda alla privacy in Europa. Per la corte, anche gli interessi economici hanno pieno diritto di cittadinanza nel GDPR. La protezione dei dati non viene prima di tutto, sempre e comunque come si potrebbe forse pensare. Questo significa che l’accesso ai dati può essere legittimo, se proporzionato.
Solo i rischi veri contano: Meta va avanti
Meta ha ottenuto l’ok solo per i rischi connessi all’addestramento dell’IA. Tutto il resto, ha detto la corte, è futuro e ipotesi. Dunque non può essere vietato oggi ciò che domani potrebbe essere usato male. I giudici hanno scritto che eventuali abusi saranno perseguiti, ma separatamente. È stato affermato che un modello in sé non è il colpevole, ma lo è anzi chi lo usa male. C’è un’aria nuova su tutto ciò che riguarda il trattamento dei dati. Il confine non è più “non si può”, ma “come si può”. Meta ha convinto dimostrando che i contenuti pubblici, resi irriconoscibili, non servono a profilare singoli, servono piuttosto a creare linguaggio.
La corte ha anche respinto l’idea che serva anonimizzare tutto. Meta ha eliminato nomi, email, numeri. Le immagini sono rimaste, ma decontestualizzate. Questo, per i giudici, basta a ridurre il rischio. Nessun sistema è perfetto, ma ciò che conta è il rischio complessivo e se è accettabile, il trattamento è lecito. Questo giudizio lascia intravedere un futuro in cui anche altri potranno chiedere lo stesso, non solo Meta.
