Ogni estate ormai ci ritroviamo a guardare le immagini devastanti degli incendi che divorano foreste intere in Europa. E ogni volta ci si chiede: ma davvero non si può fare nulla di più per evitarli? La risposta, purtroppo, è sì. Si può fare di più, ma spesso non si riesce a farlo nel modo giusto.
Cosa succede quando la digitalizzazione ignora la realtà del territorio
Secondo un recente rapporto della Corte dei conti europea, molti Paesi dell’Unione non gestiscono bene i fondi che ricevono per la prevenzione degli incendi boschivi. I soldi ci sono, e anche parecchi. Ma tra decisioni prese in fretta, progetti selezionati senza troppa cura e dati vecchi di decenni, il risultato è che i benefici sono spesso limitati e poco duraturi.
Ogni anno si contano più di mille incendi in Europa, con centinaia di migliaia di ettari di foresta andati in fumo. Eppure, nonostante il quadro così preoccupante, c’è ancora chi assegna fondi usando mappe non aggiornate o seguendo criteri di “equa distribuzione territoriale“ anziché basarsi sul rischio reale. Un esempio? In Grecia, la lista delle aree a rischio incendi non viene aggiornata da più di quarant’anni. E in Portogallo, una zona soggetta ad alluvioni è stata inserita per errore tra quelle ad alto rischio incendi, perché nessuno aveva modificato la mappa dopo la costruzione di una diga.
Il paradosso è che tutti sono d’accordo sull’importanza della prevenzione, e in alcuni casi si è visto un impegno concreto: in Portogallo, ad esempio, la spesa per la prevenzione è cresciuta moltissimo negli ultimi anni, passando dal 20% al 61%. Ma se poi mancano strategia, visione a lungo termine e una gestione più precisa, il rischio è che tutto venga sprecato.
La Corte europea segnala anche che, con l’arrivo del fondo RRF (il Recovery Fund da 650 miliardi), le cose non sono andate molto meglio. In molti casi, le decisioni su come usare questi fondi sono state prese troppo in fretta, senza coinvolgere chi davvero conosce il territorio e i rischi concreti.
Insomma, la volontà non manca, e nemmeno i soldi. Ma senza una gestione più attenta, basata su dati aggiornati e bisogni reali, il rischio è che ogni estate si ripresenti puntuale lo stesso disastro. E con il cambiamento climatico che accelera, non possiamo più permettercelo.
