Con le recenti evoluzioni, sempre più aziende automobilistiche puntano verso vendite globali. In tale scenario, ci si è chiesti quanto incide realmente ciascuna regione sul totale complessivo delle vendite. A tal proposito, è utile analizzare lo studio presentato dall’analista Felipe Munoz di Jato Dynamics. Quest’ultimo ha scandagliato i dati di vendita relativi al 2024 per valutare il grado di “dipendenza” di vari marchi dalle singole aree geografiche. Analizzando i primi dieci marchi per volumi, Toyota, Hyundai e Kia, e in misura minore Nissan, si distinguono per la copertura planetaria. Toyota, in particolare, è offerta in ogni mercato mondiale attraverso ben 81 modelli diversi. Nel 2024 la sua area più rilevante è stata USA-Canada, che però ha contribuito soltanto per il 24% ai volumi globali. Sottolineando un’eccezionale diversificazione. BYD, quarto costruttore al mondo, deve il suo primato principalmente alle vendite interne in Cina, pur spingendo l’acceleratore anche in Brasile, Thailandia ed Europa.
Aziende automobilistiche: dettagli sulle vendite
E non è tutto. Per Volkswagen, si scopre che quasi la metà delle sue vendite (42%) – proviene dalla Cina. Solo in seconda battuta si colloca il mercato europeo. Nel caso di Renault, invece, il territorio europeo pesa per il 74% del totale dei suoi volumi. In Italia, poi, FIAT mostra una dinamica ancora diversa. Il 51% delle sue vendite avviene in America Latina, mentre l’Europa occupa solo la seconda posizione.
Riguardo il mercato statunitense, i numeri confermano che al vertice spicca Tesla. La casa automobilistica di Musk si distingue per una strategia di espansione davvero globale. Ford, pur mantenendo una solida base negli USA, vanta una buona penetrazione anche nei Paesi europei grazie alla sua gamma di modelli popolari. L’analisi coinvolge anche i marchi considerati “premium”, come Mercedes, BMW e Audi. Quest’ultimi possono contare su una rete capillare che copre numerosi contesti territoriali. Lexus, invece, pur essendo presente in molti mercati, distribuisce i propri volumi in modo meno uniforme. Nel dettaglio, il Giappone e il Medio Oriente risultano pesare maggiormente. Mentre il mercato europeo resta relativamente più contenuto.
