Da un po’ di tempo a questa parte, sembra che tornare in ufficio sia tornato di moda. O, almeno, lo è nelle intenzioni di chi prende le decisioni. Dopo la pandemia, molti lavoratori si erano abituati a una nuova routine: niente traffico, niente corse all’ultimo minuto, un caffè fatto come piace a te, e la possibilità di lavorare in pigiama (almeno dalla vita in giù). Ma ora, il vento sembra essere cambiato.
Tanti non tornerebbero in ufficio nemmeno per più soldi
Negli Stati Uniti, per esempio, il presidente Trump ha deciso di rendere le cose ufficiali, firmando un ordine esecutivo che impone ai dipendenti federali di tornare fisicamente in ufficio. E questa decisione ha acceso ancora di più il dibattito su cosa ci aspetta davvero nel futuro del lavoro.
In mezzo a questo fermento, LiveCareer – una piattaforma che aiuta le persone a scrivere CV e lettere di presentazione – ha voluto capire meglio come la pensano i lavoratori. Hanno fatto un sondaggio a gennaio 2025, intervistando più di 1.000 persone. Il quadro che emerge è piuttosto chiaro: la maggior parte delle persone preferisce ancora il lavoro da remoto. Ma preferire qualcosa non vuol dire ottenerlo.
Infatti, il 91% degli intervistati ha detto di conoscere qualcuno a cui è stato chiesto di tornare in ufficio dal 2023. E chi ha provato a opporsi? Beh, per l’86% di questi, le conseguenze non sono state piacevoli: tra licenziamenti e richiami ufficiali, il messaggio delle aziende è piuttosto netto.
Nonostante questo, l’amore per il lavoro da casa resiste. I motivi sono tanti e molto concreti: risparmio di tempo, meno spese, più equilibrio tra vita e lavoro, e – diciamolo – la libertà di non doversi vestire eleganti tutti i giorni. Il 49% apprezza il tempo risparmiato, il 42% i soldi non spesi, e quasi uno su tre sottolinea quanto sia migliorata la propria qualità di vita. E non è tutto: due terzi degli intervistati hanno detto che non rinuncerebbero al lavoro da remoto nemmeno per un aumento di stipendio del 15%. Parliamo di una scelta di vita, non solo di comodità.
Curiosamente, anche i curriculum parlano chiaro: oggi le persone indicano sempre più spesso il lavoro da remoto come competenza o preferenza. Nel 2018 lo faceva solo il 4% dei candidati. Oggi, siamo già all’11%. È un piccolo dettaglio, ma racconta un grande cambiamento.
Certo, alcuni sarebbero disposti a trattare: il 37% accetterebbe di tornare in ufficio per un aumento sostanzioso, e il 35% lo farebbe se si passasse alla settimana corta. Ma la verità è che la flessibilità sta diventando un valore centrale, forse anche più dello stipendio. Jasmine Escalera di LiveCareer lo riassume bene: “Chi capisce l’importanza del lavoro flessibile avrà una marcia in più nel tenersi strette le persone migliori”. E in un mondo del lavoro sempre più competitivo, non è poco.
