Durante l’apertura della conferenza Microsoft Build, tenutasi a Seattle, l’ingegnere Joe Lopez ha scosso il pubblico con un gesto di protesta. Mentre il CEO Satya Nadella stava parlando, il dipendente lo ha interrotto gridando “Palestina libera!”. Poi è stato prontamente allontanato dalla sicurezza. La protesta, avvenuta davanti a un pubblico internazionale, è stata seguita da una lettera inviata a migliaia di dipendenti Microsoft. In queste Lopez spiegava le motivazioni dietro il suo gesto, accusando l’azienda di complicità nelle operazioni militari israeliane a Gaza.
Secondo quanto dichiarato dall’ingegnere, Microsoft avrebbe fornito un “accesso speciale” alle proprie tecnologie al Ministero della Difesa israeliano. Favorendo indirettamente le operazioni militari contro la popolazione civile palestinese. Lopez ha spiegato che la sua disillusione nei confronti dell’azienda è cresciuta nel tempo. Passando da un giovane tecnico entusiasta a un oppositore delle politiche aziendali che definisce “inaccettabili e insensibili”. La sua denuncia si inserisce in un contesto di crescente attenzione sul ruolo delle tecnologie nel conflitto. Con un particolare accento sull’uso dei servizi cloud e dell’intelligenza artificiale.
Microsoft sotto accusa: una revisione interna e critiche da parte degli attivisti
Microsoft ha evitato commenti immediati sull’incidente. Ma ha detto nuovamente che l’azienda ha richiesto una revisione interna sull’utilizzo delle sue tecnologie da parte del governo israeliano. Tuttavia, la valutazione è stata affidata a una società esterna, il cui nome è rimasto anonimo. Alimentando così nuovi dubbi sulla trasparenza del processo. In una nota ufficiale, la società ha dichiarato di non aver rilevato violazioni dirette nell’utilizzo bellico delle sue tecnologie, come Azure e i servizi di AI basati su OpenAI.
Ma la polemica non finisce qui. Già qualche settimana prima, due ex dipendenti avevano protestato durante l’anniversario dei 50 anni di Microsoft, accusando l’azienda di “trarre profitto dalla guerra” e di favorire l’uso distruttivo dell’intelligenza artificiale. Entrambi facevano parte di “No Azure for Apartheid”, un gruppo che chiede la fine dei contratti con il governo israeliano, in quanto accusato di utilizzare le tecnologie per scopi militari. Le accuse si concentrano sull’uso di Azure e degli strumenti di OpenAI per raccogliere dati di sorveglianza, trascrivere comunicazioni intercettate e tradurre messaggi, attività che secondo gli attivisti violano i principi etici delle stesse tecnologie.
Tra i critici di Microsoft c’è anche Hossam Nasr, ex dipendente e attivista, che ha definito “contraddittoria” la posizione ufficiale dell’azienda. Nasr sottolinea come Microsoft ammetta di non avere il pieno controllo sull’utilizzo finale delle proprie tecnologie da parte dei clienti governativi, creando una dissonanza tra le dichiarazioni aziendali e la realtà dei fatti. La protesta di Lopez si conclude con un appello emozionante ai colleghi: “Un giorno, i miei figli mi chiederanno cosa ho fatto mentre Gaza veniva rasa al suolo. Spero che mi perdonino per essere rimasto in silenzio così a lungo”.
