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Un Commodore 64 si collega a ChatGPT: un progetto italiano porta l’IA sul leggendario computer anni ’80

Un informatico italiano collega un Commodore 64 a ChatGPT usando un Raspberry Pi. Il retrocomputing incontra l’intelligenza artificiale.

scritto da Manuel De Pandis 09/05/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
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Un Commodore 64 collegato a ChatGPT è il risultato di un progetto realizzato da un informatico italiano, capace di far dialogare uno dei computer più iconici degli anni ’80 con uno dei sistemi di intelligenza artificiale più avanzati attualmente disponibili. L’iniziativa mostra come sia possibile integrare tecnologie distanti decenni grazie a una combinazione di ingegno tecnico, protocolli moderni e hardware adattato.

Commodore 64 e ChatGPT: un esperimento italiano collega passato e futuro

L’esperimento, realizzato da Andrea Miccoli, appassionato di retrocomputing e sistemi embedded, dimostra che anche un dispositivo con 64 KB di RAM e un processore a 8 bit può comunicare con modelli linguistici basati sul cloud, se opportunamente interfacciato.

Un’interfaccia moderna per un sistema vintage

Per realizzare la connessione, il Commodore 64 è stato collegato a un Raspberry Pi, che funge da ponte tra l’hardware d’epoca e i server di OpenAI. Il computer invia richieste testuali, che il Raspberry converte in chiamate API verso ChatGPT. Le risposte dell’intelligenza artificiale vengono poi restituite sullo schermo del C64.

Il sistema sfrutta la porta seriale del Commodore e una piccola interfaccia sviluppata in linguaggio macchina, ottimizzata per ridurre al minimo la latenza. La comunicazione è testuale e lineare, compatibile con la modalità a 40 colonne del sistema originale, con risposte in tempo reale compatibilmente con la velocità del bus dati.

Questo approccio dimostra che anche macchine con risorse estremamente limitate possono accedere a servizi cloud, sfruttando dispositivi intermedi capaci di tradurre i protocolli moderni in segnali compatibili con hardware vintage.

Il progetto ha richiesto ottimizzazione del codice, gestione della memoria e controllo preciso della comunicazione seriale, operazioni che normalmente superano le possibilità di un dispositivo a 8 bit. L’uso di un sistema intermedio come Raspberry Pi ha permesso di aggirare questi limiti, ma il lavoro di Miccoli si è concentrato soprattutto sulla programmazione del Commodore 64, per garantire una comunicazione stabile.

L’interfaccia grafica minimale, compatibile con i caratteri PETSCII del C64, permette un’interazione base con ChatGPT, trasformando l’esperienza in una simulazione realistica di come sarebbe stato l’accesso a un assistente IA negli anni ’80, se la tecnologia lo avesse permesso.

Oltre alla scrittura di codice personalizzato, il progetto ha richiesto anche configurazioni personalizzate del sistema operativo del Raspberry Pi, per adattarsi al ritmo e alle esigenze del Commodore.

L’integrazione tra retrocomputing e intelligenza artificiale non rappresenta solo un esercizio tecnico, ma anche una riflessione sull’evoluzione tecnologica. Il contrasto tra i limiti del Commodore 64 e la complessità dei modelli linguistici moderni evidenzia quanto il progresso dell’informatica abbia ampliato le possibilità di interazione tra uomo e macchina.

Il progetto ha attirato l’attenzione della comunità internazionale, diventando un esempio di come sia possibile far dialogare dispositivi distanti quasi mezzo secolo. L’iniziativa si inserisce nel solco delle sperimentazioni che usano hardware storico per accedere a servizi cloud o reti moderne, spesso sfruttando l’interesse crescente verso l’informatica vintage.

ChatGPTcommodore 64
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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