A volte basta un piccolo puntino scuro per ricordarci che, a milioni di chilometri da qui, c’è un robot che da oltre dieci anni continua a esplorare Marte, metro dopo metro. Quel puntino, immortalato lo scorso 28 febbraio dalla fotocamera HiRISE a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, è il rover Curiosity. Nella foto si vede in tutto il suo silenzioso movimento, mentre avanza lasciandosi alle spalle una scia di tracce sulla superficie polverosa del Pianeta Rosso.
Il rover Curiosity immortalato in movimento su Marte
Dal 2012, Curiosity ne ha fatta di strada: oltre 34 chilometri. Sembra poco? Considerando che si muove alla velocità media di 30 metri all’ora e che ogni suo passo viene pianificato da un team a più di 225 milioni di chilometri di distanza, è tutto fuorché banale. Ogni metro è un piccolo capolavoro di coordinazione, ingegno e pazienza.
L’ultima sua “gita” è iniziata il 2 febbraio, quando ha lasciato il canale Gediz Vallis per dirigersi verso una zona dalle strane formazioni chiamate “boxwork”. Sembrano alveari pietrificati, e secondo gli scienziati sono il risultato di antichi movimenti di acqua sotterranea. Mentre si avvicinava a questo nuovo mistero geologico, ecco che il satellite lo ha beccato in movimento — una rarità. Nella foto, le sue tracce si allungano per 320 metri, raccontando un viaggio fatto di undici piccoli spostamenti, conclusi con una salita non da poco (che Curiosity ha superato con successo).
HiRISE, una delle fotocamere più potenti mai mandate nello spazio, è riuscita a cogliere l’attimo confrontando l’orario dello scatto con i comandi inviati dal team del Jet Propulsion Laboratory della NASA. In quel preciso momento, Curiosity si stava muovendo di 21 metri. Pura coreografia marziana.
Ma Curiosity non è solo un instancabile camminatore. A inizio aprile, ha analizzato campioni contenenti molecole organiche tra le più grandi mai trovate su Marte, probabilmente dentro l’antico letto di un lago. Tradotto: pezzi del puzzle dell’eventuale vita passata su Marte.
E mentre la prossima tappa è già all’orizzonte — se tutto va bene, dovrebbe raggiungerla entro maggio — le sue tracce, silenziose, resteranno lì per qualche settimana, prima di essere spazzate via dal vento marziano. Un piccolo segno di vita robotica in un mondo ancora tutto da capire.
