C’è uno studio appena pubblicato su Nature che promette di far discutere parecchio, soprattutto dalle parti delle grandi compagnie petrolifere. Un team di ricercatori del Dartmouth College, insieme a colleghi di Stanford, ha infatti provato a rispondere a una domanda che aleggiava da tempo: quanto costa davvero, in termini economici, il riscaldamento globale? E soprattutto: di chi è la colpa?
28.000 miliardi di danni e 5 colpevoli principali
Spoiler: la cifra è enorme. Parliamo di circa 28 mila miliardi di dollari di danni dal 1991 al 2020. E la responsabilità? Beh, secondo lo studio, un terzo di questa montagna di soldi sarebbe riconducibile a cinque giganti dell’energia fossile, con nomi notissimi come Chevron in cima alla lista. Da sola, Chevron avrebbe contribuito a danni per circa 9 mila miliardi di dollari. Roba da far girare la testa.
Il punto forte di questa ricerca è il metodo: niente stime vaghe, niente “colpa di tutti e di nessuno”. Gli scienziati hanno usato un approccio chiamato “attribuzione causale end-to-end“, incrociando dati pubblici sulle emissioni, modelli climatici super dettagliati e analisi economiche dei disastri meteorologici. Hanno immaginato un mondo parallelo in cui quelle emissioni non sono mai avvenute e hanno confrontato i due scenari. Il risultato? È stato possibile puntare il dito, numeri alla mano, su chi ha emesso e su quanto ci è costato.
E non finisce qui. Questa analisi scientifica non resta confinata alle pagine delle riviste specialistiche: ha già ispirato mosse legislative concrete. In Vermont, ad esempio, è stata approvata una legge che permette di chiedere risarcimenti alle aziende responsabili, sulla base proprio di studi come questo. Una piccola rivoluzione, che potrebbe presto contagiare anche altri Stati o Paesi.
In sostanza, per la prima volta abbiamo una base concreta per dire: chi inquina paga, senza possibilità di scappatoie. Il dibattito è aperto e il terreno legale si fa sempre più interessante. Vedremo nei prossimi anni se queste prime crepe si trasformeranno in una vera e propria frana per l’industria dei combustibili fossili.
