Sono emersi alcuni dati estremamente preoccupanti riguardo la salute della terra, e non solo. Circa un sesto dei terreni coltivabili a livello mondiale è contaminato da metalli pesanti tossici. Si tratta di una realtà che interessa circa 242 milioni di ettari. Qui almeno uno tra arsenico, piombo, cadmio, nichel, cromo, rame e cobalto è presente in quantità pericolose. A fare le spese di tale emergenza ambientale sono oltre 1,4 miliardi di persone che vivono in aree considerate a rischio.
Emersi grandi quantità di metalli pesanti pericolosi nella terra
Tali dati emergono da una vasta analisi, frutto dell’unione di oltre mille studi regionali e delle più moderne tecnologie di apprendimento automatico. I risultati sono allarmanti. Il suolo è diventato un insieme di veleni invisibili. I quali compromettono la sicurezza del cibo e la salute di interi ecosistemi. La dottoressa Liz Rylott, docente di biologia all’Università di York, ha dichiarato che tale contaminazione rivela una situazione preoccupante. Le conseguenze sono gravi e comprendono danni neurologici, patologie cutanee. Insieme a disturbi agli organi interni e, nei casi più estremi, l’insorgenza di tumori.
Ma le implicazioni vanno oltre la salute individuale. L’inquinamento del suolo riduce la fertilità agricola. Inoltre, mina la sicurezza alimentare e contribuisce alla scarsità d’acqua potabile. In tale scenario, le popolazioni più colpite si trovano spesso nei Paesi a basso e medio reddito. In tali regioni, la contaminazione aggrava la povertà e rende ancora più fragile la situazione.
A peggiorare il quadro è la crescente domanda di metalli per la transizione verde. Batterie per veicoli elettrici, pannelli solari e turbine eoliche richiedono elementi critici. Quest’ultimi se non estratti e gestiti correttamente, rischiano di intensificare l’inquinamento. Così, paradossalmente, la lotta al cambiamento climatico potrebbe contribuire a un altro tipo di crisi ambientale. Per tale motivo è fondamentale un’azione coordinata tra i Paesi. Serve un nuovo approccio all’uso delle risorse, basato su responsabilità condivisa, giustizia ambientale e innovazione tecnologica.
