Il declino del ghiaccio antartico ha colto di sorpresa persino chi studia i poli da decenni. Per anni, la comunità scientifica era convinta che la banchisa del Polo Sud fosse decisamente più stabile rispetto a quella artica, e i dati raccolti tra il 2007 e il 2015 sembravano dare ragione a questa convinzione: il ghiaccio marino antartico si stava addirittura espandendo, mentre quello artico si riduceva a ritmi preoccupanti sotto la spinta del riscaldamento globale. Poi qualcosa è cambiato, e nessuno se lo aspettava davvero.
Un cambiamento che nessun modello aveva previsto
Negli ultimi dieci anni, il ghiaccio antartico ha subito una riduzione rapida e imprevista che ha messo in discussione buona parte delle previsioni esistenti. Gli scienziati sapevano che prima o poi anche la banchisa antartica avrebbe risentito dell’aumento delle temperature globali, ma non con questa velocità. Il punto è che gli eventi stanno evolvendo più rapidamente, o comunque in modi diversi, rispetto a quanto i modelli climatici riuscivano a prevedere.
Un nuovo studio scientifico ha individuato la causa principale di questa accelerazione. L’oceano intorno all’Antartide ha subito un cambiamento profondo, quasi strutturale: il calore che per lungo tempo era rimasto intrappolato nelle acque profonde ha iniziato a risalire verso la superficie, dove è in grado di sciogliere il ghiaccio marino. In pratica, le acque profonde più calde sono arrivate abbastanza vicino alla superficie da essere spinte verso l’alto da tempeste e venti forti. Questo meccanismo ha innescato il declino del ghiaccio antartico con una velocità che ha lasciato tutti spiazzati.
Un ciclo che si autoalimenta e che non si ferma facilmente
La parte più preoccupante della faccenda è che non si tratta di un evento isolato. Le acque intorno all’Antartide sono ormai intrappolate in un ciclo che si autoalimenta, e questo è un problema enorme. Funziona così: l’innalzamento delle acque profonde porta calore e sale in superficie. Il calore scioglie il ghiaccio marino, mentre l’eccesso di sale rende le acque superficiali più dense, facilitando il mescolamento con le acque più calde che stanno sotto. Questo permette a una quantità ancora maggiore di calore di risalire, rendendo più difficile la formazione di nuovo ghiaccio. E il ciclo ricomincia.
Le conseguenze non sono soltanto fisiche. Il ghiaccio marino antartico sostiene un ecosistema tra i più unici che esistano sul pianeta. Ma c’è anche un altro aspetto fondamentale che spesso viene sottovalutato: la banchisa funziona come uno specchio naturale, riflettendo la luce solare e contribuendo a mantenere freddo il pianeta. Senza quella superficie bianca a respingere i raggi del sole, il calore assorbito dall’oceano aumenterebbe ulteriormente, alimentando ancora di più il riscaldamento globale. Il declino del ghiaccio antartico, insomma, non riguarda solo una regione remota del mondo. Quel ciclo che si autoalimenta nelle acque del Polo Sud ha implicazioni che vanno ben oltre la banchisa stessa, toccando equilibri climatici che riguardano l’intero pianeta.
