All’Università di Lubiana, in Slovenia, un gruppo di ricercatori sta cercando di rivoluzionare un settore che di solito non fa molto notizia, ma che in realtà tocca la vita di tutti: la refrigerazione. Sì, proprio quella che ci permette di tenere il cibo fresco o di non scioglierci in casa durante le estati torride.
Dalla Slovenia arriva un sistema di raffreddamento senza gas
A guidare questa piccola, grande rivoluzione è Jaka Tušek, un giovane ingegnere che, con il suo team, sta sviluppando una tecnologia che promette di superare i limiti – ormai evidenti – dei classici sistemi di raffreddamento a compressione di vapore. Quelli, per intenderci, che usano gas refrigeranti non proprio amici dell’ambiente.
Il problema è noto da tempo: i vecchi CFC sono stati messi al bando perché devastavano lo strato di ozono, e i più recenti HFC, seppur migliori sotto quel punto di vista, hanno un impatto sul riscaldamento globale che non possiamo più ignorare. Un solo chilo di HFC disperso nell’atmosfera equivale a migliaia di chilometri percorsi in auto. E le alternative “naturali”? Spesso sono tossiche, infiammabili o inefficaci in climi caldi.
Qui entra in gioco l’idea di Tušek e colleghi: un sistema di raffreddamento solido, senza gas, silenzioso e super efficiente. Il trucco sta in un principio fisico piuttosto elegante: l’effetto elastocalorico. Alcuni metalli, quando compressi, si scaldano. Quando la pressione viene rilasciata, si raffreddano. Tutto qui. Niente cambi di stato, niente liquidi, niente sostanze volatili.
Il materiale chiave? Una lega di nichel e titanio chiamata nitinol, già usata in medicina. All’inizio, il problema era la durata: i fili si deterioravano dopo poco. Ma Tušek ha avuto un’intuizione: usare la compressione al posto della trazione. Il risultato? Maggiore resistenza e vita utile più lunga.
Dopo il progetto europeo SUPERCOOL, oggi il team lavora su E-CO-HEAT, con l’obiettivo di rendere questa tecnologia pronta per l’industria entro il 2026. E con SMACool, collaborano anche con ricercatori italiani, tedeschi e un’azienda irlandese. Il futuro dell’aria fresca, a quanto pare, si sta scrivendo proprio ora.
