La presenza dell’applicazione Gemini AI sugli smartphone di casa Samsung ha radici molto più profonde di quanto si creda. È stato infatti sottoscritto un accordo miliardario con le ultime informazioni a riguardo che arrivano proprio da parte degli organi antitrust USA. A quanto pare infatti Google, al fine di rafforzare la sua posizione nel mondo AI, avrebbe scelto di versare all’azienda sudcoreana una somma molto ingente.
Un patto simile a quello con Apple
Google non è nuova a questo tipo di modus operandi: l’azienda americana infatti è solita usare accordi economici con i produttori di dispositivi per spingere i suoi servizi. Già tempo fa si discuteva del fatto che Google avesse pagato Apple per tenere il suo motore di ricerca impostato come predefinito sugli iPhone. E, come svelato nel caso Epic Games contro Google, nel 2023 si è parlato di oltre 8 miliardi di dollari versati a Samsung in quattro anni per preinstallare il Play Store e la ricerca Google.
Samsung ora dovrebbe percepire dei pagamenti mensili proprio dal colosso a stelle e strisce per vedere l’applicazione di Gemini installata di default sui dispositivi Galaxy.
AI e ricerca: questo è un circolo vizioso
Il Dipartimento di Giustizia punta il dito contro quella che definisce una strategia di monopolio: secondo il DOJ, Google sta sfruttando l’intelligenza artificiale per rafforzare il dominio sulla ricerca online. Le app AI come Gemini, infatti, indirizzano comunque gli utenti al motore di ricerca di Google, chiudendo il cerchio di un ecosistema che diventa sempre più difficile da scardinare per i competitor.
Samsung e Google: partnership a rischio secondo alcune fonti
Gemini è già al centro dell’esperienza Galaxy AI su dispositivi come il Galaxy S24, con diverse funzioni esclusive che hanno segnato una svolta nei servizi intelligenti dei telefoni Samsung. L’accordo è, almeno per ora, vantaggioso per entrambe le parti: Samsung si assicura tecnologie di punta, mentre Google espande l’impatto di Gemini. Ma l’esito del processo antitrust potrebbe cambiare tutto, con l’ipotesi di una futura limitazione o addirittura di uno stop a questo tipo di accordi.
