È uno di quei momenti in cui, anche nello spazio profondo, ci si prende un bello spavento. La sonda Juno, che da quasi dieci anni studia da vicino il colosso Giove per conto della NASA, ha recentemente dato un piccolo brivido agli scienziati: il 4 aprile, durante uno dei suoi passaggi ravvicinati sul pianeta, è entrata due volte in “safe mode”. Ma niente panico: dopo qualche giorno di preoccupazione e diagnosi, tutto è tornato alla normalità.
Tra scienza e rischio calcolato
Il “safe mode”, per chi non mastica linguaggio spaziale tutti i giorni, è una sorta di modalità di protezione: quando qualcosa non va, la sonda “si mette al sicuro”, spegne gli strumenti non essenziali e aspetta istruzioni da Terra. Non è una cosa rarissima—è un po’ come quando il nostro computer decide di riavviarsi perché ha rilevato un problema. Fa parte del gioco, soprattutto in ambienti così estremi.
E quando si parla di ambienti estremi, Giove non scherza affatto. Il gigante gassoso è circondato da fasce di radiazione potentissime, vere e proprie tempeste di particelle cariche che si muovono a velocità incredibili. Per farti un’idea: se le famose fasce di Van Allen che circondano la Terra sono una sauna, quelle di Giove sono un forno incandescente. Nemmeno una “cassaforte di titanio” come quella che protegge l’elettronica di Juno può garantire una sicurezza totale.
Non è la prima volta che Juno affronta situazioni del genere. È una veterana dello spazio e ha già dimostrato più volte una resistenza fuori dal comune. Anche telescopi come Hubble o il satellite TESS sono andati in safe mode: fa parte della vita nello spazio, soprattutto quando ci si avventura così vicino a giganti planetari.
Ora gli scienziati stanno analizzando i dati per capire esattamente cosa abbia causato il doppio “stop forzato”, ma l’ipotesi più probabile resta quella delle radiazioni gioviane. Intanto, Juno è di nuovo operativa, pronta a continuare la sua danza attorno al pianeta, raccogliendo dati e regalandoci scoperte su uno dei mondi più affascinanti del nostro sistema solare. E chissà quali segreti ci svelerà ancora.
