Avete presente quelle scene da film di fantascienza in cui un’arma invisibile blocca tutto quello che vola o si muove in un attimo? Ecco, non siamo poi così lontani. L’azienda americana Epirus ha appena presentato un sistema d’arma che sembra uscito da un episodio di Black Mirror — si chiama Leonidas H2O, ed è un concentrato di tecnologia ad alta energia basata su microonde a potenza elevata (HPM, per gli amici nerd).
Leonidas H2O blocca droni e veicoli con onde invisibili
Il nome suona quasi mitologico, ma ciò che fa è molto concreto: con un’unica “scarica” riesce a mandare in tilt motori di barche, droni e veicoli marini autonomi, tutti insieme. Niente esplosioni hollywoodiane: solo un fascio di microonde che interrompe il funzionamento elettronico degli obiettivi. Silenzioso, rapido, preciso.
Durante un’esercitazione con la Marina USA — nello specifico il programma Coastal Trident (ANTX-CT) — il Leonidas H2O ha fatto il suo debutto sul campo. È stato messo alla prova contro quattro motori commerciali, tutti con potenze diverse, e ha centrato ogni obiettivo. E la cosa interessante è che non ha nemmeno funzionato al massimo della potenza: hanno preferito restare su metà capacità e con onde limitate, per sicurezza.
Il cuore del sistema è una piattaforma a stato solido, definita via software, pensata per essere scalabile e pronta a rispondere a minacce elettroniche multiple, anche simultanee. In altre parole: non si scarica, non ha bisogno di munizioni, e può gestire uno sciame di droni senza battere ciglio. Il tutto con radiazioni non ionizzanti, quindi nessun rischio per munizioni, carburante o persone nelle vicinanze, se usato con criterio.
Insomma, la promessa è chiara: con Leonidas H2O, la guerra elettronica fa un bel salto avanti. Più silenziosa, più pulita e — diciamolo — anche molto più inquietante. Perché quando puoi spegnere un motore con un impulso invisibile, capisci che il futuro delle difese (e degli attacchi) non passa più solo da proiettili e missili, ma da onde che non puoi nemmeno vedere arrivare.
