L’intelligenza artificiale è diventata il centro del mondo tech. Startup di ogni tipo si sono affrettate a promettere rivoluzioni digitali. In grado di trasformare ogni aspetto della vita quotidiana. Ma dietro le aspettative si celano tante incertezze. Il caso di Albert Saniger e della sua startup Nate è un esempio emblematico di come l’hype sull’AI possa nascondere operazioni tutt’altro che trasparenti. Nate è nata nel 2018. Quest’ultima si era presentata come un’app rivoluzionaria. Un assistente per lo shopping online che, grazie all’intelligenza artificiale, avrebbe permesso di completare acquisti su qualsiasi sito con un solo clic.
Nate: l’app AI per lo shopping online ha causato alcuni intoppi
Un’idea affascinante, che ha attirato oltre 50 milioni di dollari in investimenti da parte di grandi nomi del venture capital. Come, ad esempio, Coatue e Forerunner Ventures. Ma secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, si trattava in gran parte di una messa in scena. Un’indagine federale ha rivelato che, in realtà, l’app di Nate si affidava quasi esclusivamente a un team di operatori umani nelle Filippine. Quest’ultimi completavano manualmente gli ordini degli utenti. Il tasso di automazione, che avrebbe dovuto essere vicino al 100% secondo le affermazioni di Saniger, era in realtà prossimo allo zero.
Gli investitori erano stati tratti in inganno. Convinti di finanziare una tecnologia innovativa, avevano invece sostenuto un sistema basato su manodopera a basso costo. Il tutto travestito da intelligenza artificiale. Tale episodio solleva interrogativi più ampi sull’attuale panorama dell’AI e sulla trasparenza nel mondo delle startup. L’entusiasmo per l’intelligenza artificiale sta raggiungendo nuovi vertici. In tale contesto, è sempre più difficile distinguere tra innovazione autentica e marketing ingannevole. Il caso Nate non è isolato. Altre startup, anche in settori diversi, sono state scoperte a utilizzare esseri umani per simulare capacità AI che in realtà non possedevano. In tal modo, l’intelligenza artificiale potrebbe diventare una sorta di “parola magica” per convincere investitori distratti.
