Da quanto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato i nuovi dazi, l’economia globale ha iniziato a temere l’aumento indiscriminato dei prezzi dei beni fisici. Sebbene ad essere colpiti siano i beni fisici, secondo alcuni analisti di WIRED, le ripercussioni sul lungo periodo si avranno anche sui servizi, quindi tutti i beni intangibili.
In particolare, i colleghi si sono soffermati sui servizi di streaming come Netflix, Spotify, Apple TV+, Hulu e Disney+ solo per citarne alcuni. Gli abbonamenti saranno colpiti indirettamente in quanto si tratta di spese discrezionali. Con questo termine si intende tutte quelle spese che non sono primarie nella vita degli utenti.
Lo studio condotto da Paul Erickson, analista di Omdia, tiene conto proprio della spesa discrezionale degli utenti in relazioni al rincaro del costo della vita. Se gli utenti saranno chiamati a fare delle scelte strategiche per la gestione del proprio budget familiare, i beni non essenziali saranno i primi a venire eliminati.
L’arrivo dei dazi imposti dal Presidente Trump potrebbe causare una serie di aumenti per tutti i principali servizi di streaming
Tra questi rientrano i servizi in abbonamento che gli utenti non percepiscono come una priorità. La politica di fidelizzazione dei propri clienti dovrà, per forza di cose, cambiare e i vari servizi dovranno fare in modo di diventare indispensabili per gli utenti.
Il lancio di piani con pubblicità sicuramente garantisce la possibilità di offrire un piano ad un prezzo più basso ma, in questo caso, bisogna anche guardare chi sono gli acquirenti di questi spazi pubblicitari. Infatti, le compagnie automobilistiche sfruttano le pubblicità inserite nei servizi di streaming per raggiungere quanti più potenziali clienti possibili.
L’industria automotive, però, è il settore maggiormente colpito dai dazi; quindi, certamente ci sarà una contrazione nelle spese pubblicitarie. Una soluzione a breve termine per i manager di Netflix, Spotify, Apple TV+, Hulu e Disney+ potrebbe essere quella di aumentare i prezzi dei propri servizi nel corso dei prossimi mesi.
Sottolineiamo che questa è solo una ipotesi non confermata da nessun servizio di streaming ma il rischio c’è ed è concreto.
