La scoperta di Marte continua a portare importanti innovazioni. A tal proposito, il rover Curiosity della NASA continua a rivoluzionare la comprensione della storia geologica del pianeta. Ciò fornendo nuove prove della presenza di antichi bacini d’acqua sulla superficie di Marte. Un’analisi dettagliata dei dati raccolti nella regione del cratere Gale ha rivelato la presenza di formazioni rocciose. Quest’ultime caratterizzate da increspature distintive. Segno inequivocabile che un tempo vi erano laghi d’acqua liquida. Tali strutture geologiche, fotografate nella regione denominata Amapari Marker Band, si sono formate circa 3,7 miliardi di anni fa. Mostrano due diversi tipi di increspature. Ovvero quelle della fascia rocciosa Amapari, che segnano un’antica linea costiera, e quelle dell’affioramento Prow, che rappresentano il fondale di un lago ormai scomparso.
Nuovo rover NASA introduce notizie utili sulla presenza d’acqua
Le caratteristiche di tali increspature suggeriscono che l’acqua fosse esposta all’atmosfera marziana e sottoposta all’azione del vento. Sfidando così l’ipotesi che i laghi su Marte fossero perennemente ghiacciati. Claire Mondro, ricercatrice del California Institute of Technology (Caltech), ha sottolineato che tali increspature potevano formarsi solo in presenza di acqua non ghiacciata. E in un ambiente con una pressione atmosferica sufficiente a mantenere lo stato liquido. Tale scoperta fornisce una nuova prospettiva sulle condizioni climatiche di Marte in un’epoca remota. Suggerendo che il pianeta fosse più caldo e umido di quanto si pensasse in precedenza.
Il professor Michael Lamb, anch’egli del Caltech, ha applicato modelli computerizzati per determinare la profondità dell’antico lago, stimandola inferiore ai due metri. Tale dettaglio suggerisce che Marte possedeva sistemi idrologici superficiali complessi, con laghi poco profondi esposti ai cicli atmosferici. Suddetta nuova scoperta, pubblicata sulla rivista Science Advances, non solo amplia le conoscenze sulla storia climatica di Marte, ma avvicina anche gli scienziati alla comprensione della possibilità che, miliardi di anni fa, il pianeta potesse ospitare forme di vita elementari. Il lavoro di Curiosity della NASA continua a gettare le basi per future missioni per ampliare le conoscenze umane sul pianeta rosso.
