Sex Education 3: a Milano volano manifesti con immagini e messaggi forti, è scandalo

Un’ostrica, un’arancia, un pompelmo, una banana, un’albicocca, una ciliegia: è quanto rappresentato sui manifesti affissi per le strade di Milano con lo scopo di lanciare la nuova stagione di Sex Education 3. Il tutto è accompagnato da una scritta: “Se la vediamo in forme diverse è perché non ce n’è una sola”. Insomma, è chiaro il messaggio a cui alludono i creatori di tale idea.

Sex Education 3: le accuse alla famosa serie

È la pubblicità apparsa nella metropolitana di Milano, e non solo, della nuova, terza stagione della serie NetflixSex Education. L’obiettivo dei creatori è restare impressi nella mente dei passanti, e oseremmo dire che ce la stanno facendo egregiamente. Peccato però che in ogni vittoria c’è una “sconfitta”. In tal caso i cartelloni giganti protagonisti hanno fatto andare su tutte le furie Fratelli d’Italia. “Le immagini giocano su un’ambiguità con vari frutti che alludono alle forme delle parti intime maschili e femminili”, ha spiegato Barbara Mazzali, consigliere regionale e candidata alle elezioni comunali di Milano del prossimo 3 e 4 ottobre 2021.

La reazione di Barbara Mazzali

“Per l’amministrazione Sala è normale tutto questo? È accettabile che simili poster siano sotto gli occhi di tutti, bambini e ragazzini compresi? L’educazione sessuale deve essere in capo alla famiglia, ha concluso Mazzali.

Ma di cosa parla la serie Sex Education? L’argomento di fondo è più che chiaro no? Per il resto, il protagonista è uno studente insicuro di nome Otis (Asa Butterfield) che grazie alla conoscenze di mamma terapista sessuale, si improvvisa sessuologo per i compagni e per tutta la scuola. Nella prima e seconda stagione sono state affrontate tematiche riguardanti la sessualità adolescenziale senza spettacolarizzare o volgarizzare il racconto.

La Milano Radicale però non tiene la bocca chiusa, e in risposta alla consigliera Mazzali, il candidato Lorenzo Lipparini propone di creare degli appositi comitati per tali tematiche, invitando quelli che definisce “scandalizzati perbenisti” alla visione della serie Netflix. L’unico obiettivo, conclude il candidato, è quello “di portare un normale dibattito su sesso e diritti”.