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La variante indiana del Covid-19 si sta espandendo a macchia d’olio, infettando la popolazione di numerosi Paesi Europei e soprattutto creando seria preoccupazione nel Regno Unito.

Come a marzo avevamo assistito all’escalation delle diverse varianti inglese (in maggior numero), brasiliana e sudafricana, così oggi troviamo una nuova mutazione del SARS-CoV-2 a mettere in ginocchio diversi Stati.

Nella sola Gran Bretagna si sta registrando proprio in queste ore un aumento del 30% di incidenza di questa variante. Ed è legittimo preoccuparsi, considerando che non è ancora chiaro se i vaccini sinora prodotti siano efficaci nei confronti di questa mutazione – pur dichiarandosi gli scienziati piuttosto fiduciosi circa questa possibilità.

Covid-19, perché la variante indiana sta spaventando l’Europa e il mondo intero

La nuova variante presenta particolari caratteristiche che le hanno permesso di giungere rapidamente fino a noi e creare nuovi focolai in Europa. Per inciso, ciò non sarebbe successo se ci fosse stata un’equa distribuzione delle scorte di vaccino in tutto il mondo, che si trattasse di Pfizer, Moderna, AstraZeneca, Sputnik V o qualsiasi altro preparato. Un’eventualità sottovalutata ma estremamente pesante: più tempo ci si mette a vaccinare la maggior parte popolazione mondiale con almeno una dose (soprattutto nei Paesi in via di sviluppo), più vi sarà terreno fertile perché il virus muti ancora.

La variante indiana non risulta più contagiosa delle altre varianti già incontrate in questi mesi, come rassicura Massimo Clementi – Ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Presenta due mutazioni della proteina spike e, come le altre, “riesce ad infettare di più l’uomo perché aggancia meglio il recettore presente nelle cellule dell’albero respiratorio umano”. E rassicura affermando che “al di là di questo non c’è un pericolo maggiore” rispetto alle mutazioni con cui si è avuto a che fare in questi mesi.

Un segnale positivo viene dalla possibilità che i vaccini in uso risultino efficaci anche nei confronti di questa variante. Possibilità che va ancora esplorata a fondo ma che al momento rappresenta una luce di speranza per affrontare le riaperture con maggior serenità.