Scontro di titani torna sotto i riflettori proprio ora che al cinema è arrivata L’Odissea, e vale davvero la pena riscoprire questo classico del 1981 che una generazione intera ha imparato ad amare davanti alla televisione. Diretto da Desmond Davis, il film è diventato negli anni un vero simbolo del genere avventuroso, di quelli che riempivano le sale negli anni Ottanta con storie di eroi, mostri e duelli mozzafiato.
Adesso che L’Odissea ha riportato sul grande schermo l’impresa di Ulisse, viene naturale ripensare a quelle epopee monumentali che dominavano i cartelloni dell’epoca. Magari non hanno molto a che spartire con il lavoro di Christopher Nolan, però l’intrattenimento che hanno regalato a un’intera platea di appassionati, giovani e meno giovani, resta innegabile. E in quel filone rientra a pieno titolo Scontro di titani, con protagonisti Harry Hamlin, Judi Bowker, Burgess Meredith, Maggie Smith e Laurence Olivier. Chi ha voglia di rivederlo lo trova a noleggio su Prime Video.
La storia di Perseo tra dei, mostri e maledizioni
Il racconto parte quando il semidio Perseo, figlio di Zeus, viene trascinato dal destino fino alla città di Jopa a causa della furia della dea Teti, il cui figlio deforme Cálibo è stato esiliato dopo aver perso il favore divino. Lì la principessa Andromeda è prigioniera di una maledizione che condanna al rogo ogni pretendente incapace di risolvere un complicato enigma. Perseo, però, armato di strumenti celesti, riesce a sconfiggere Cálibo nelle paludi, a decifrare il mistero e a conquistare la mano della giovane.
La gioia dura poco. Un commento arrogante della regina Cassiopea scatena l’ira di Teti, che pretende il sacrificio di Andromeda al mostruoso Kraken entro trenta giorni, pena la distruzione totale di Jopa. Per salvare l’amata, Perseo si lancia in una pericolosa odissea guidato dall’ingegnoso gufo meccanico Bubo, scoprendo che l’unico modo per battere la creatura marina è usare la testa della gorgone Medusa, il cui sguardo trasforma in pietra ogni essere vivente.
L’ultimo lavoro di Ray Harryhausen e le parole di Ebert
Il film ha l’onore di custodire l’ultimo lavoro dell’artista dello stop motion Ray Harryhausen, creatore anche delle creature di Giasone e gli argonauti, che poco dopo si ritirò dal ruolo di responsabile degli effetti visivi. La Medusa disegnata qui è stata definita “uno dei personaggi più riconoscibili nella storia del cinema di animazione a modelli”.
Quando la vide Roger Ebert non ebbe dubbi nel contraddire i colleghi, che l’avevano stroncata, e ammise di essersela spassata parecchio. “È una grandiosa e gloriosa avventura romantica, piena di eroi coraggiosi, belle eroine, mostri temibili e impressionanti duelli all’ultimo sangue”, scrisse nella sua recensione. Fu uno dei pochi a difenderla, perché il resto della critica la giudicò noiosa e poco adatta a un pubblico adulto. Variety arrivò a definirla “insopportabilmente noiosa”, mentre il Los Angeles Times le riconobbe “fascino” e “immaginazione”, pur sottolineando che era anche “troppo spesso pesante”.
Probabilmente tutti quei bambini che hanno passato l’infanzia incollati allo schermo, incantati dalle storie di Perseo, avrebbero qualcosa da ridire su quelle stroncature.