La campagna di somministrazione del vaccino anti Covid è ormai nel vivo. Ad oggi, si è quasi raggiunta la soglia delle 500.000 vaccinazioni giornaliere che fino a qualche settimana fa sembrava un miraggio.

Tante domande si affollano nella mente di chi sta per sottoporsi alla dose, che sia la prima, la seconda o anche l’unica – come nel caso del vaccino Jannsen di J&J.

Tra queste, numerosi dubbi e interrogativi riguardano la reazione dell’organismo dopo la vaccinazione. Dopo mesi di terrorismo psicologico operato dai media, che non hanno contribuito a diradare i dubbi e le incertezze circa la vaccinazione, è chiaro che si possa essere un po’ timorosi nell’approcciarsi alla somministrazione.

D’altra parte, come abbiamo avuto modo di spiegare, andare incontro agli effetti avversi più gravi del vaccino non rappresenta un rischio concreto data la bassissima percentuale di segnalazioni rispetto al totale delle dosi inoculate. La maggior parte delle reazioni rientra nell’ambito di effetti transitori e passeggeri che svaniscono nel giro di poche ore o al massimo un paio di giorni dalla somministrazione.

 

Vaccino anti Covid: effetti avversi più pesanti non indicano una maggiore efficacia del vaccino

Il manifestarsi di effetti collaterali a seguito della somministrazione del vaccino è assolutamente normale. L’entità di questi effetti varia da individuo a individuo: c’è chi non ha alcun effetto, chi registra qualche linea di febbre e spossatezza, chi forti dolori articolari e ancora chi non riesce neppure ad alzarsi dal letto.

C’è un’ampia gamma di possibilità, però è importante sottolineare che il maggior peso degli effetti avversi non sta ad indicare che il vaccino abbia “attecchito” di più. Non si è più immuni solo perché i sintomi post-vaccino sono stati più gravi.

Ci si può essere immunizzati correttamente anche senza aver avuto febbre o dolori. Gli effetti collaterali sono legati esclusivamente al proprio organismo, e non costituiscono una prova dell’efficacia della vaccinazione.

VIAThe Conversation