Coronavirus: l'uso di massa dei tamponi potrebbe favorire la diffusione delle varianti

Uno studio del Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova, diretto dal profossor Andrea Crisanti, ha dimostrato una verità sconvolgente. Le varianti del gene N del Sars-CoV-2 possono aumentare il tasso di trasmissione del virus permettendogli di intaccare l’efficacia del vaccino.

La proteina coinvolta nell’ingresso del virus nella vittima, ha il nome di Spike ed è codificata dal gene S. «Ma possono interessare – spiegano i ricercatori – tutto il genoma del virus. In particolare, uno dei geni che presenta numerose varianti, anche leggermente più degli altri secondo le ultime stime, è quello che codifica per proteina N del virus che è responsabile dell’impacchettamento del materiale genetico del virus e che viene chiamata, appunto, nucleoproteina

Coronavirus: analisi di sequenziamento dei virus

L’Italia ha accolto con particolare entusiasmo i test antigenici per via della loro flessibilità e facilità d’uso e sono sempre più usati per indagini di massa. L’analisi di sequenziamento dei virus ha rivelato la presenza di molteplici cambiamenti distruttivi nella struttura della proteina N (proteina usata per il rilevamento del virus nei test antigenici).

«Ulteriori prove di laboratorio hanno inoltre dimostrato che questa problematica è comune a test antigenici sviluppati da diversi produttori – spiega Crisanti -. Le sequenze di virus con queste mutazioni sono molto più frequenti nei campioni negativi ai test antigenici ma con Pcr positiva e sono progressivamente aumentate di frequenza nel tempo in Veneto, Regione che ha aumentato notevolmente l’utilizzo dei test antigenici raggiungendo quasi il 68% del totale». Si ipotizza, quindi, che «l’utilizzo di massa dei test antigenici rapidi possa involontariamente favorire la diffusione di varianti virali non rilevabili da parte di questi test, contribuendo così alla loro libera circolazione e all’inefficacia del loro contenimento».