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Xiaomi Mi Note 10 – Photo by Toro Tseleng on Unsplash

Che il 2020 sia stato un anno anomalo è ovvio, ma alcuni settori sono stati più colpiti di altri anche per motivi esterni alla pandemia. Quelli degli smartphone per esempio hanno visto l’allontanamento di Huawei dal centro verso un semiperiferia visto il taglio di oltre la metà della produzione. A guadagnerà di questo ci sono stati diversi altri produttori come Xiaomi.

Che Xiaomi abbia avuto un anno fantastico già si era capito, ma ecco alcuni numeri che lo spiegano. È riuscita a vendere 146,4 milioni di unità in tutto il mondo con un profitto aumentato dal 17,5%. Si tratta di un aumento già di per sé alto, ma lo è ancora di più se consideriamo che il margine di profitto per ogni unità è molto meno rispetto alle controparti.

Un altro dato chiave del successo è il numero di smartphone premium venduti nel 2020. La maggior parte dei modelli venduti da tutti i produttori sono quelli delle fasce medio-basse ed è difficile vedere numeri alti come quelli di Xiaomi, se non guardando ai due più grandi marchi. 10 milioni di unità vendute.

 

Xiaomi: un successo anomalo o quest’anno si ripeterà?

La domanda importante è proprio questo. Huawei ha sostanzialmente lasciato un buco enorme nel mercato in appena due anni e poco meno. Solo aziende già pronte hanno potuto sfruttare appieno tale voragine e tra queste ci sono state Oppo, prevalentemente in Cina, e Xiaomi.

Ora bisogno capire che se questo nuovo successo si potrà ripetere nuovamente. Anche quest’anno sarà comunque da considerare un anno particolare, ma vedremo nei prossimi se il marchio cinese si merita di stare veramente al terzo posto nel mercato come volumi di vendita o se merita di riscendere, o magari di risalire.