Dad

Quante volte ai tempi della scuola è capitato di dover partecipare alla lezione impreparati pur sapendo di avere in programma un’interrogazione. L’unico modo per scamparla era fingersi malati, trovando la collaborazione dei genitori, oppure “bigiando” scuola che tradotto significa marinare le lezioni. Oggi però con l’arrivo della Dad tutto è cambiato e le “buone vecchie maniere” sono state sostituite da disturbatori su appuntamento. Ecco i dettagli della vicenda che ha purtroppo avuto risvolti osceni e razzisti.

 

La scuola oggi si bigia con gli hacker se si è in Dad

Oggi la scuola si “bigia” con gli hacker. Le forze dell’ordine hanno infatti scoperto un sistema efficace di prenotazione dove qualsiasi alunno in difficoltà poteva assicurarsi un’incursione durante la lezione in Dad. Gli scopi erano tra i più disparati: evitare un’interrogazione, puro e semplice divertimento oppure mettere in difficoltà l’insegnante tanto odiato.

La Polizia Postale ha reso noto il fattaccio grazie a un’indagine avviata a seguito di diverse segnalazioni in merito a tre giovani hacker ai quali venivano commissionate vere e proprie missioni sabotatrici. Il sistema funzionava così. Tramite gruppi Telegram ricevevano le richieste e si dividevano i compiti sotto lardo compenso. In pratica gli alunni iscritti prenotavano giorno e ora in cui questi hacker dovevano fare irruzione durante la lezione in Dad.

La richiesta tipo era: “Ho interrogazione venerdì, ti mando il link così fai saltare tutto“. E in tutta risposta: “Se vuoi che entri durante la lezione mi devi pagare“. Quello che seguiva non era certo un innocuo scherzo adolescenziale. Sono tre i giovani residenti tra Messina e la provincia di Milano accusati di “interruzione a pubblico servizio e accesso abusivo a sistema informatico“.

Hanno compiuto più di 100 incursioni. E non è tutto perché non si limitavano a disturbare le lezioni. Il loro divertimento consisteva nell’inviare durante la Dad anche video pornografici. Non mancavano bestemmie, frasi oscene e canzoni inneggianti al Fascismo come “Faccetta nera”. Insomma una situazione alquanto grave che non ha nulla a che vedere con il sistema di autosabotaggio Zoom Escaper ricco di audio divertenti.

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FONTECorriere della Sera