Donald Trump ha appena spedito Xiaomi nella blacklist delle aziende su cui gli americani non possono investire.

A cinque giorni dalla scadenza del suo mandato, il Presidente degli Stati Uniti prende un altro provvedimento che fa molto discutere e fa pensare al suo “canto del cigno”, gli ultimi tentativi di lasciare una traccia – ben delineata e decisamente non positiva – della propria politica nei confronti della Cina.

Da questo momento in poi, infatti, i cittadini USA non potranno investire o avere partecipazioni azionarie in Xiaomi: questo implica che anche laddove l’investimento risulti già in corso, gli americani dovranno interromperlo e chiudere i rapporti con la società nonché con qualsiasi altra azienda ad essa associata. Il motivo? Il Presidente avrebbe ricollegato Xiaomi all’esercito di liberazione cinese (il collegamento effettuato in tal senso non è chiaro e molti si stanno domandando su quale base Trump abbia preso una simile decisione), quasi alla stregua di un’affiliata.

Trump manda Xiaomi in blacklist, timore che si ripeta l’attacco a Huawei: quali prospettive ci sono?

Xiaomi si è difesa dall’azione ingiustificata di Trump pubblicando un comunicato stampa su tutti i canali mediatici e social a disposizione, che riportiamo in versione originale a fine articolo. Intanto questo è ciò che si legge in un estratto:

“Xiaomi ha sempre rispettato la legge e agito in conformità con le disposizioni e i regolamenti delle giurisdizioni dei Paesi in cui svolge la propria attività. La Società ribadisce che fornisce prodotti e servizi per uso civile e commerciale Conferma inoltre di non essere posseduta, controllata o affiliata all’esercito cinese e di non essere una “Società militare comunista cinese” come definita dal NDAA. Xiaomi intraprenderà azioni appropriate per proteggere gli interessi della Società e dei suoi azionisti e sta esaminando anche le potenziali conseguenze di questo atto per avere un quadro più completo del suo impatto sul Gruppo. Ci saranno ulteriori annunci, se e quando Xiaomi lo riterrà opportuno”.

 

Questo provvedimento potrebbe far pensare che su Xiaomi stia per abbattersi la stessa sorte che è toccata a Huawei, ma al momento non è così. L’inserimento in blacklist infatti non comporta alcun cambiamento per gli utenti, l’azienda potrà continuare a usufruire dei servizi Google e ad avere rapporti commerciali con gli USA (si pensi all’acquisto di processori Qualcomm).

In aggiunta, la posizione di Huawei sul mercato globale oltrepassava i confini dell’ambito puramente telefonico, avendo numerosi brevetti e gestendo una rete telco di dimensioni globali. Cosa che invece Xiaomi non ha, ma (anche) a seguito del ban della vicina di casa, il suo titolo è cresciuto in maniera sorprendente nell’ultimo anno e mezzo, decretando perfino il sorpasso su Huawei – e se continua così, potrebbe sopraggiungere anche quello su Samsung.

La ratifica della vittoria di Biden e il suo imminente insediamento a ricoprire la carica di presidente USA potrebbe comunque portare ad una rettifica delle precedenti disposizioni, quindi la partita è del tutto aperta.