covidLa comparsa della nuova variante inglese del Covid ha subito gettato nello sconforto molte persone; d’altronde con l’inizio della campagna di vaccinazione alle porte e la prospettiva di poter tornare alla normalità, un eventuale reset del processo avrebbe avuto parecchi effetti traumatici. A quanto pare, e per fortuna, la situazione non dovrebbe essere così grave. Solo in Italia infatti i ricercatori hanno individuato ben 13 diversi ceppi ci Covid 19; queste variazioni però non hanno modificato ne l’aggressività ne la pericolosità del virus.

Inoltre secondo alcuni studi proprio queste variazioni, insieme ai focolai e ai superdiffusori, sono alla base delle nuove ondate che si sono verificate a aperture da settembre. Questo almeno stando ai 28 ricercatori che hanno partecipato al team guidato dal professor Massimo Ciccozzi della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Campus Bio-Medico; al suo fianco Davide Zella dell’Istituto di Virologia umana del Maryland e Marco Salemi dell’Università della Florida.

Covid: le possibili cause della diffusione del virus iniziato Italia

 

Oltre ad analizzare questi aspetti il team di ricercatori ha anche analizzato le principali cause della diffusione del Covid in Italia. Le principali cause, secondo uno studio pubblicato sul portale MedRxiv, sarebbero da ricercare nei piccoli cluster venutisi a creare negli ambienti famigliari.

Inoltre le minori limitazioni vissute durante l’estate avrebbero permesso al virus, che durante il lockdown era rimaso invece bloccato, di uscire da ambienti come le residenze sanitarie e dalle comunità. In questo modo le varie mutazione subite dal virus hanno preso a circolare per tutto il territorio italiano.