tasse smentite: la virus tax non si fa

La questione delle tasse che i giganti del mondo tech devono versare in molti paesi in giro per il mondo rappresenta una problematica sovranazionale, da affrontare con la dovuta serietà. Basti pensare che le tasse versate da Google, Amazon, Facebook, Apple, Airbnb, Uber e Booking.com ammontano a soli 42 milioni di euro. E no, non stiamo parlando di 42 milioni a testa, ma complessivamente. Sembra quasi uno scherzo, ma la situazione è migliorata rispetto al lontano 2016, anno in cui erano stati versati solo 11 milioni di tasse.

Questa problematica sottrae di entrate utili i paesi nei quali avvengono le transazioni di queste aziende, grazie ad acute triangolazioni bancarie sulle transazioni di questi colossi. Una situazione decisamente delicata, alla quale si sta cercando una valida soluzione.

 

Il problema delle tasse non versate

Di questa situazione si sta cercando di occupare l’OCSE, l’Organizzazione dei paesi in via di sviluppo, agendo a livello sovranazionale per evitare che alcuni paesi possano diventare dei paradisi fiscali. Stiamo parlando di nazioni come l’Olanda, il Lussemburgo e l’Irlanda. In questi tre paesi europei i colossi hi-tech riescono a risparmiare moltissimi soldi, grazie ad aliquote sui profitti decisamente vantaggiose.

Il problema si è aggravata anche dal momento in cui gli Stati Uniti hanno introdotto una nuova sanatoria, che ha legalizzato le somme dovute dalle aziende pagando solo una tassa del 5,25%. Una mossa astuta della presidenza Trump, che in questo modo è riuscito a far rientrare un po’ di capitali e di aziende su suolo statunitense.

Attualmente si sta parlando dell’introduzione di una digital tax entro il 2021 per garantire un regime di equità all’interno della comunità europea, cercando di aggirare quelle modalità di evasione legalizzata messe in atto fino ad ora.