Al giorno d’oggi la tecnologia sta facendo dei passi da gigante in termini di sviluppo. Possiamo usufruire di computer dalla potenza di calcolo impressionante e smartphone in grado di eguagliare computer di qualche anno fa. Fa specie pensare che l’uomo sia riuscito a realizzare grandissime imprese con l’ausilio di una tecnologia che al giorno d’oggi potrebbe sembrare inutilizzabile.

Fu proprio in occasione dell’impresa dello sbarco sulla Luna, che si assistette ad un passo importantissimo per l’uomo, ma soprattutto per la tecnologia. 365mila chilometri percorsi per l’andata e altrettanti per il ritorno con un computer dalla potenza di calcolo infinitamente minore rispetto a quella di uno smartphone.

 

Apollo Guidance Computer: l’unità che ha fatto la storia

L’AGC, o Apollo Guidance Computer, fu sviluppato dal MIT e creato da Raytheon. IBM invece si occupò interamente dei sistemi per la gestione delle operazioni a Terra. Un connubio fantastico che permise agli astronauti di raggiungere la Luna e di tornare illesi dopo un viaggio nello spazio, considerato impossibile a quei tempi.

L’AGC aveva una memoria complessiva tra ram e rom di 152 kByte e la potenza di calcolo poteva variare da 0,042 a 2 MHz. Era composto da due diversi moduli: uno montato sul Modulo di Comando e Servizio, e l’altro invece sul Modulo Lunare. A differenza dei calcolatori dell’epoca, grandi come frigoriferi, quello installato sul Modulo Lunare aveva delle dimensioni d’eccezioni. 61 centimetri di profondità, 32 di larghezza e 17 di altezza, per un peso di “soli” 32 kg, lo rendevano uno dei computer più piccoli e all’avanguardia mai realizzati. Al suo interno si potevano contare 2800 circuiti integrati, che permettevano al computer di gestire tutte le operazioni di bordo. Riusciva addirittura a gestire i compiti in ordine di priorità, da quelli più urgenti a quelli meno importanti; programmato per non bloccarsi mai, nemmeno in caso di gravi errori. Ovviamente si doveva garantire agli astronauti e alla missione un dispositivo sicuro per operare in condizioni estreme. Il minimo errore avrebbe portato al fallimento della missione e alla morte dell’equipaggio.

Di fondamentale importanza anche l’interfaccia, che garantiva ai piloti una semplicità di utilizzo mai vista prima. Venne chiamata DSKY, dall’unione di display e keyboard, e prevedeva l’inserimento di alcuni codici numerici per avviare i vari programmi a seconda del bisogno. Se può sembrare molto basico oggi, all’epoca questa semplice interazione creò una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire il rapporto tra macchina ed essere umano.

 

Una collaborazione destinata a durare

Ad oggi è l’AGC a detenere tutti gli onori della missione lunare. Tuttavia, se non fosse stato per la collaborazione tra IBM e la Nasa, la missione sarebbe stata ben lontana dall’essere realizzabile. Il lavoro svolto dietro le quinte da IBM, con la creazione di tutti programmi e i sistemi di Terra per la gestione delle operazioni, fu un’opera monumentale. 4000 dipendenti all’opera su un solo progetto, destinato a riscrivere la storia.

Una collaborazione che si rifà anche alle tecnologie militari sviluppate da IBM, che collaborava con l’esercito americano fin dagli anni Quaranta. Furono proprio le tecnologie missilistiche militari di IBM, concesse alla Nasa, che permisero lo sviluppo e il lancio di razzi nello spazio. Inoltre, anche il sistema di tracciamento radar a terra che garantiva le comunicazioni con gli astronauti fu sviluppato da IBM, così come il computer che si occupò di calcolare la traiettoria perfetta per l’allunaggio e che garantì la riuscita della missione.