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Google Maps ha tracciato volontariamente le posizioni GPS degli utenti di moltissimi paesi in UE e oltre per creare una mappa degli spostamenti del Coronavirus. La piattaforma ha raccolto i dati in maniera silente per metterli a disposizione come materiale di studio per Governi, istituzioni sanitarie e anche privati cittadini.

In un momento in cui le leggi sulla privacy vengono meno, questa raccolta dati potrà dare comunque una svolta alla pandemia. Secondo gli esperti si può tracciare i movimenti delle persone infette per capire le dinamiche dell’epidemia, e in seconda battuta questo set di dati può servire a individuare le persone che non rispettano la quarantena.

 

Google Maps: tracciati i clienti Vodafone, Wind, Tre e TIM

I dati raccolti da Google Maps potrebbero aiutare le istituzioni nel creare nuove strategie per la quarantena, stabilendo magari fasce orarie idonee all’apertura dei negozi e modificando l’accesso ai trasporti pubblici. La portata del lavoro svolto da BigG abbraccia ben 131 Paesi, laddove il flusso dei movimenti delle persone è stato tracciato tra il 16 febbraio e il 29 marzo.

Calando i dati di BigG al nostro contesto quotidiano, scopriamo che le visite a negozi, farmacie, stazioni della metropolitana, parchi e luoghi di lavoro sono diminuite dal 70 al 95% rispetto alle settimane ante Coronavirus.

Ma se pensate che Google abbia violato la vostra privacy sappiate che dovrete farvene una ragione, visto che BigG ha il sostegno dei governi. Tuttavia da Mountain View assicurano che i dati non riporteranno informazioni sensibili, sempre che i Governi non li richiedano.

Dunque Google e i gestori di telefonia possono elaborare e cedere a piacimento ogni nostro dato personale o GPS. Lo chiamano “monitoraggio invasivo” della privacy per prevenire ulteriori epidemie, per essere utile a tutti o più semplicemente per cause di forza maggiore.